“Fantasia della carità” e “spiritualità di comunione”: sono questi, si legge nel nuovo testo vaticano, i due pilastri per un efficace “rinnovamento” della vita consacrata, definita “testimonianza profetica e silenziosa, ma insieme eloquente protesta contro un mondo disumano”. “Armonizzare il respiro universale di una vocazione missionaria con l’inserimento concreto entro un contesto e una Chiesa particolare”: questo il compito principale affidato agli Istituti religiosi e alle Società di vita apostolica, chiamati a far fronte ad “antiche” e “nuove” povertà, come “la disperazione del non senso, l’insidia della droga, l’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, l’emarginazione o la discrimininazione sociale”. La missione, si legge infatti nel testo, “è prima di tutto un servizio alla dignità della persona in una società disumanizzata, perché la prima e più grave povertà del nostro tempo è calpestare con indifferenza i diritti della persona”. Le “nuove frontiere dell’evangelizzazione”, sottolinea la Congregazione pontificia, chiedono inoltre alla vita consacrata di “farsi vicini ai poveri, agli anziani, ai tossicodipendenti, ai malati di Aids, agli esuli, persone che subiscono ogni sorta di sofferenze per la loro particolare realtà”. Di qui la necessità di “intervenire ovunque vi siano situazioni critiche”, per combattere piaghe come “la tratta delle donne, il traffico dei bambini schiavi”, l’infanzia abbandonata o abusata. In una parola, quella dei religiosi deve essere “una solidarietà che si esprime col saper stare dalla parte della gente”, anche attraverso un “rinnovato impegno culturale che consenta di elevare il livello della preparazione personale e prepari al dialogo fra mentalità contemporanea e fede”. Un “serio e forte impegno nella formazione permanente” e un “discernimento sereno, libero dalle tentazioni del numero o dell’efficienza” e teso a verificare “l’autenticità della vocazione e la rettitudine” dei candidati alla vita religiosa: queste altre raccomandazioni contenute nel documento, in cui viene espresso un “grazie” speciale al “genio femminile” delle religiose e si invita a sviluppare la collaborazione con i laici, le nuove associazioni e movimenti e i Pastori.