Sarà dedicata alle donne rifugiate, “milioni di mogli e di madri che con tenacia e silenzioso coraggio tengono unita la famiglia in circostanze drammatiche”, l’edizione 2002 della “Giornata mondiale del rifugiato” che si svolgerà in tutto il mondo il 20 giugno nell’ambito della specifica “Settimana” apertasi il 17 giugno (fino al 23). Secondo l’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) sono circa 22 milioni i rifugiati nel mondo, di cui oltre il 75% costituito da donne e bambini”. “Per anni – spiegano all’agenzia umanitaria – molti Paesi hanno celebrato le loro giornate del rifugiato. Una delle più famose era l’Africa refugee day, il 20 giugno”. Come segno di solidarietà con il continente, da sempre generoso con i profughi, “nel 2000 l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha adottato all’unanimità una speciale Risoluzione che ha designato il 20 giugno di ogni anno come la Giornata mondiale del rifugiato”. Per quella data l’Unhcr ha promosso a Roma una conferenza cui parteciperanno, tra gli altri, la rappresentante in Italia, Ana-Liria Franch e la presidente della Commissione nazionale Pari opportunità, Marina Piazza. Nel corso dell’incontro verrà distribuito il manuale Unhcr su “La violenza sessuale nei confronti dei rifugiati”. Diversi gli abusi sessuali cui sono sottoposte le donne: “in molti Paesi teatro di conflitti, lo stupro diventa un obiettivo deliberato di guerra – spiegano all’Unhcr -, e la maggioranza delle persone oggetto di traffici umani sono donne”. Una tutela dei diritti ancora lontana se, informa l’Unhcr, “le donne rifugiate denunciano spesso di essere vittime di un’iniqua distribuzione di cibo nei campi di accoglienza, e di subire soprusi e disparità di trattamento rispetto agli uomini nella designazione della proprietà della terra, una volta ritornate a casa, o nei tentativi di ottenere asilo politico”. Al riguardo, l’Alto commissario Ruud Lubbers ha confermato “l’impegno dell’Unhcr ad assistere le donne rifugiate” con un programma che prevede, tra l’altro, “l’ampliamento della loro partecipazione nei comitati di gestione dei campi e nella distribuzione degli aiuti, lo sviluppo di programmi destinati a combattere la violenza sessuale, la registrazione delle donne e degli uomini su base individuale”.