“Se proprio i ticket devono essere introdotti, spero che almeno le Regioni, con i loro piani socio-assistenziali, e i Comuni con i piani territoriali, siano molto attenti a garantire i livelli minimi di assistenza, perché non vadano a colpire le fasce più deboli, come gli anziani, i disabili mentali, i malati di Aids o i tossicodipendenti”. La raccomandazione arriva da don Giancarlo Perego, responsabile dell’area nazionale di Caritas italiana, che a margine del 28° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso fino al 20 giugno a Bellaria (Rimini) commenta lo scontro politico in atto sulla possibilità di introdurre di nuovo i ticket sanitari. “E’ un momento molto difficile, perché la sanità rischia di divorare il sociale – osserva don Perego -. E ogni diminuzione delle risorse per lo stato sociale rischia di mettere in pericolo il livello di vita acquisito. Ma con la regionalizzazione dei servizi, mi auguro che si tenga conto dei bisogni dei soggetti più deboli, e che non si applichino i ticket sui medicinali essenziali”. Un problema che si può creare, precisa don Perego, “è però la disparità territoriale in materia di politiche sanitarie e sociali, con il rischio di forme di migrazioni da una regione all’altra. In questo senso è compito dell’associazionismo, e anche delle Caritas, vigilare per fare in modo che siano tutelati i livelli minimi di accesso alla salute e di accompagnamento sociale”. I nuovi scenari politici, culturali, economici e giuridici che si vanno delineando in Italia (“continua il fabbisogno sociale, crescono le incertezze istituzionali, nasce il problema dell’equilibrio tra federalismo e centralismo statale, cresce lo spostamento di risorse dal pubblico al privato…”), secondo don Perego chiedono di “cogliere e interpretare alcune sfide” e di “costruire nuovi percorsi educativi, salvaguardando la centralità della persona, il carattere pubblico anche di alcuni servizi privati, la destinazione comune dei beni, l’allargamento della partecipazione e delle responsabilità sociali”. In questa nuova situazione, afferma don Perego, “la prima forma di lotta sociale”, sembra essere allora quella di “non innescare nuovi conflitti sociali ma essere capaci di una verifica dei dati e dei problemi; e di costruire nuovi percorsi di ricerca sociale”.