CONVEGNO CARITAS: DON NOZZA, “NO ALLE POLITICHE CHE OFFENDONO I DIRITTI DEI POVERI”

Immigrazione, giustizia minorile, tossicodipendenze, disagio fisico e mentale, poveri del Sud del mondo, pace, volontariato e nuovo servizio civile: tanti temi interpellano la Caritas, che a conclusione del 28° convegno nazionale delle Caritas diocesane Bellaria (Rimini), ribadisce le sue preoccupazioni “contro politiche che offendono i poveri” e indica lo stile da adottare per affrontare queste sfide in un contesto sociale e politico mutato, sia a livello nazionale, sia internazionale. E’ lo stile di “promuovere una nuova stagione di partecipazione” che definisca “i criteri di accettabilità umana delle misure di riforma”, con “modalità di controllo nella conduzione di politiche sociali sul territorio”. “Una Caritas meno visibile come organismo strumento – ha detto don Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, nella sua relazione finale -, ma maggiormente riconoscibile nelle parole e nelle azioni di tutta la Chiesa, diocesana o italiana che sia. Che non significa una Caritas autocentrata, introversa, chiusa in se stessa. Continueremo a tutti i livelli a dare voce a chi non ha voce”. Sull’immigrazione, in particolare, don Nozza ha espresso di nuovo il “fermo dissenso” rispetto allo spirito del testo di legge Bossi-Fini che ritiene “l’affermazione di una sorta di ‘principio di indesiderabilità’ per chi bussa alla porta” e interdisce “i processi di integrazione secondo un criterio dominato dalla difesa di un’identità che, in alcune rappresentazioni parlamentari, ha assunto connotati di impronta razziale”. Da qui la necessità di “vigilare sui germi di intolleranza” e l’impegno della Caritas a continuare “nei modi e nelle forme possibili, l’azione di opposizione” rispetto alla nuova legge. In tema di giustizia minorile don Nozza ha espresso “apprensione” per possibili “inasprimenti delle pene e eliminazione di alcune fondamentali garanzie”, constadando inoltre come, anche in tema di tossicodipendenze, disabilità fisica e disagio mentale “si manifestino intenti di revisione” con la tendenza alla “segregazione” in centri o addirittura nelle vecchie strutture manicomiali: “E’ un rovesciamento culturale rispetto all’intera tradizione delle più significative esperienze cattoliche”. In questo scenario, ha ribadito don Nozza, la Caritas svolgerà “pienamente i compiti peculiari alla sua missione” di vigilanza, denuncia, controllo e formazione delle coscienze, con una modalità “non emotiva, pacata, condivisa a livello ecclesiale, che affermi non verità indiscutibili, ma modalità alternative e praticabili di affrontare i problemi sociali”. Nella dimensione internazionale, invece, si ribadisce “il fermo rifiuto della violenza e della guerra” e l’impegno ad “educare a nuovi stili di vita, all’ecumenismo, al dialogo tra le religioni, all’interculturalità”, anche “incalzando i mezzi di comunicazione affinché possano lavorare anch’essi per la pace”. La Caritas chiede “più aiuti diretti ai Paesi poveri, la riduzione delle politiche protezioniste e l’abbassamento dei dazi doganali sui prodotti dei Paesi in via di sviluppo”. Tra gli altri progetti, è stata annunciata la presenza della Caritas italiana a Gerusalemme a partire dall’autunno prossimo.