La “difficoltà di superare i profili delle Costituzioni nazionali” rende “impraticabile” la via di una “Costituzione formale europea, che nasca da una Assemblea costituente e si ponga quindi come atto sovrano originario, non derivato dagli Stati oggi membri dell’Unione, e che disegni un intero organico apparato di poteri sovraordinati rispetto agli ordinamenti nazionali”. Lo ha detto Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale, intervenendo oggi al Convegno “Verso una Costituzione europea?”, in corso a Roma (fino al 23 giugno) per iniziativa dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma, in collaborazione con la Federazione delle Università Cattoliche d’Europa (Fuce), la Commissione degli episcopati della Comunità Europea (Comece), il Servizio Cei per il progetto culturale. No ad un’Europa come “Stato federale”, sì ad una “giurisdizione europea per i diritti fondamentali”: è questa, in sintesi, la proposta del relatore, secondo il quale “una carta dei diritti può diventare il nucleo di una Costituzione formale ‘in progress’ se da essa si fa scaturire il soggetto in cui la cittadinanza europea trova la sua identità giuridica. Non il popolo come astrazione sovranazionale o come iperconcreta collettività culturale, ma come insieme giuridico dei cittadini di ogni nazione che in quanto ‘corpus’ europeo ottengono garanzia dei propri diritti ovunque si trovino in Europa”. I quindici Stati dell’Unione Europea, secondo Casavola, appaiono “ancora minuscoli e impari rispetto ai grandi problemi della globalizzazione, della conservazione della pace, delle migrazioni, dei conflitti etnici e religiosi, della fame e delle malattie nel mondo, della criminalità internazionale”: anche se “l’Europa non è più il centro del pianeta”, resta tuttavia “il più antico mediatore delle maggiori questioni aperte nel mondo”, e “non può assolvere questo ruolo nell’ordine sparso dei suoi governi nazionali”.