“Non basta controllare le frontiere, non basta nemmeno trattare bene quelli che legalmente sono già dentro le nostre frontiere in vista di una buona integrazione”. Servono “risposte” caratterizzate da “realismo”, “solidarietà” e “coraggio”, anche per “chi preme alle frontiere”. Lo ribadisce padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati e dei profughi della Fondazione Migrantes, commentando al Sir le conclusioni del vertice europeo di Siviglia appena concluso, centrato appunto sulla lotta all’immigrazione clandestina. Una valutazione generale che, a suo avviso, “non lascia del tutto soddisfatti”. “Nessuno fa obiezioni riguardo a questa lotta – precisa padre Mioli -, l’obiezione di fondo sta nel fatto che si è isolato con troppa unilateralità ed esasperata accentuazione questo aspetto della politica migratoria quasi facendolo coincidere con la politica migratoria stessa”. Padre Mioli riconosce come “dato positivo” e “segno di civiltà” l’accantonamento della proposta di alcuni Paesi (tra cui Italia e Spagna) di sanzioni punitive contro i Paesi che non collaborano nella lotta all’immigrazione clandestina, e questo soprattutto grazie alle posizioni forti assunte da Chirac e da Prodi, che hanno chiesto cooperazione anziché repressione. Ma a Siviglia, fa notare padre Mioli, non si è parlato di “regolare l’accesso” degli immigrati e di integrazione, “per cui il discorso rimane unilaterale e, a dir poco, equivoco”.