La Convenzione chiamata ad elaborare la riforma dei trattati comunitari fino ad ora ha coinvolto oltre 400 tra associazioni, ong, istituzioni culturali nel dibattito sul futuro dell’Europa. Riunite in otto gruppi di lavoro, detti gruppi di contatto, le diverse espressioni della società civile hanno presentato in questi giorni le loro proposte ai 208 rappresentanti dei governi e dei parlamenti europei, tra membri ordinari e supplenti, che compongono la Convenzione. Le Chiese sono state inserite nel gruppo di contatto dedicato alla cultura e a loro nome interviene oggi nella sessione plenaria a Bruxelles, Keith Jenkins, rappresentante della Conferenza delle Chiese europee (Kek), che riunisce le confessioni cristiane diverse dalla cattolica. Non è un compito facile, perché Jenkins è chiamato a parlare anche a nome della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e persino del gruppo “umanista” europeo. La Caritas europea e l’analogo organismo delle Chiese protestanti ed evangeliche (“Eurodiakonia”) hanno invece aderito alla “piattaforma sociale” alla quale fanno capo 38 tra enti e federazioni di enti impegnati nel sociale a livello europeo in rappresentanza di 1800 organismi nazionali. “Lo sviluppo sociale non può essere considerato un sottoprodotto dello sviluppo economico”, hanno detto in plenaria i portavoce della piattaforma sociale. “Bisogna cominciare a valutare le politiche dell’Unione anche analizzandone gli effetti sul sociale”, hanno proseguito. In questa prospettiva “l’eliminazione della povertà dovrà essere posta tra gli obiettivi dell’Unione enunciati nel futuro trattato costituzionale”.