BRUXELLES: LA SOCIETÀ CIVILE È PROTAGONISTA DELLA PLENARIA DELLA “COSTITUENTE EUROPEA”. E LE CHIESE? (SIREUROPA)

Dal Forum dei giovani alla confederazione delle famiglie, dall’Unione degli industriali alla confederazione dei sindacati. E ancora: il Forum della disabilità, l’Alleanza per la salute, il centro di studi politici, il Forum per la tutela del patrimonio artistico, la convenzione per l’agricoltura. Sono solo alcune delle organizzazioni non governative o federazioni di ong impegnate a livello europeo che in questi giorni hanno allestito uno stand nei corridoi che portano all’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles. C’è persino lo stand del consiglio dei Quaccheri per gli affari europei e non può mancare quello della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece). Perché per due giorni la società civile è protagonista alla sessione plenaria di quella speciale assemblea costituente che è la convenzione per il futuro d’Europa, presieduta da Valéry Giscard d’Estaing, vicepresidenti l’italiano Giuliano Amato e il belga Jean Luc Dehaene. “Siamo giunti al momento culminante della fase di ascolto della società civile – ha detto Giscard – che prelude alla fase di studio e di elaborazione della Convenzione. Attribuiamo una grande importanza a questo ascolto della società” e per questo è stato anche realizzato un Forum su Internet aperto ai contributi di tutte le organizzazioni interessate. Non condivide un tale entusiasmo Luca Jahier, a Bruxelles per seguire l’attività della Convenzione: “Il problema – commenta – è mantenere un rapporto costante con le ong più rappresentative della società civile europea anche nella successiva fase di elaborazione della Carta”. “La cosa che mi ha colpito di più – osserva il vicepresidente Amato – è la consapevolezza di molte organizzazioni del fatto che ci sono milioni di cittadini europei che non sono rappresentati e che saranno destinatari della Carta. Si possono coinvolgere più facilmente coloro che aderiscono ad associazioni e organizzazioni. Ma dobbiamo porci il problema di come coinvolgere anche di tutti gli altri cittadini. C’è chi propone di fare un referendum o di distribuire dei questionari. Così ci possiamo fare delle opinioni ma ancora non basta”. (segue)