“La nascita delle organizzazioni di volontariato è sempre più connotata dall’iniziativa di gruppi di cittadini (45 su 100) rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle centrali nazionali del volontariato o della promozione sociale”. E’ quanto si legge nella terza rilevazione Fivol sulle organizzazioni di volontariato (Odv), presentata stamani a Roma. Welfare, attività socio-assistenziali e sanitarie costituiscono il terreno di impegno per il 62% delle associazioni; rispetto “al corrispondente dato del 1996 (70%) – evidenzia il rapporto – si registra una crescita dell’attività nei settori della protezione civile, dell’educazione e della promozione sportiva e ricreativa”. E’ in aumento tra le Odv anche la tendenza a fare rete, a collegarsi sul territorio a coordinamenti e consulte: 77 unità su 100 risultano affiliate o associate rispetto alle 71 del 1983 e crescono i “cartelli del volontariato in grado di rappresentarlo nella sua funzione ‘politica’”. Un ulteriore dato evidenziato dalla ricerca è la diminuzione delle organizzazioni composte dai soli volontari: dal 34% del 1997 al 22,3% del 2000. Due le cause: “la crescita degli organismi di tipo associativo e mutualistico – spiega il rapporto -, e il processo di professionalizzazione del volontariato organizzato con l’inserimento di operatori remunerati”. Sono quasi 35mila i “lavoratori” impiegati nel settore: 12mila dipendenti e 10.900 collaboratori, cui vanno ad aggiungersi 11.500 persone che ricevono rimborsi forfetari. Quanto alla matrice culturale, “le Odv autodefinitesi di ispirazione cristiana (il 28,7% del totale) – si legge ancora nel rapporto – gestiscono in modo organizzato e continuativo servizi di ascolto, accoglienza e primo intervento nel settore socio-assistenziale o svolgono attività di animazione culturale” finalizzata “alla promozione sociale dei soggetti coinvolti”. Il personale di queste realtà, attive a livello locale o microlocale, è prevalentemente femminile e presta la propria opera esclusivamente a titolo gratuito.