Minacce alle Chiese cristiane dai narcotrafficanti colombiani; persecuzioni dei cristiani nei regimi socialcomunisti asiatici, quali Cina, Vietnam, Corea del Nord e Laos. Discriminazioni nei Paesi islamici verso i non musulmani posti in condizioni di inferiorità sociale; episodi cruenti a danno delle minoranze religiose compiuti da estremisti indù. Sono alcuni esempi degli “attentati” alla libertà religiosa verificatisi nel 2001 nel mondo. A darne notizia, la quarta edizione del “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” curato, come di consueto, dall’Associazione Aiuto alla chiesa che soffre (Acs), e presentato stamani a Roma. “Nelle Repubbliche ex sovietiche del Caucaso – sintetizza uno dei curatori, Andrea Morigi – si assiste a una costante violazione delle libertà religiose individuali; emerge inoltre, soprattutto in India, il pericolo crescente costituito dall’estremismo indù, causa di numerosi episodi sanguinari; ma anche negli Stati a maggioranza buddhista l’attività missionaria incontra diversi ostacoli”. Violenze e omicidi a danno dei missionari sono diffusi in tutto il continente africano insanguinato da violenze e conflitti. “Ancorché la Nigeria sia uno Stato laico – si legge nel rapporto – l’introduzione della shari’a (la legge coranica) ha scatenato gravissimi scontri fra musulmani e cristiani con migliaia di morti, feriti e sfollati”, mentre in Ruanda, “dopo il genocidio del 1994, le tensioni e le polemiche contro la Chiesa cattolica faticano a stemperarsi”. Migliorati invece in Kenya i rapporti tra cristiani e musulmani. In Egitto sono i copti ad essere vittime di discriminazioni; in Etiopia i protestanti hanno lamentato le violazioni più gravi. Mentre in Sudan, Tanzania e Zambia i cristiani continuano a subire minacce e intimidazioni, in Oceania è in corso il dibattito intorno alla legge sulla tolleranza razziale e religiosa. Nel 2001 “le 16 seziono nazionali dell’Acs – ha informato il direttore della seziona italiana, Attilio Tamburrini – hanno raccolto in totale quasi 80 milioni di euro investiti in circa seimila progetti in 116 Paesi nei quali la Chiesa incontra ostacoli e difficoltà”.