Sarebbe “una ingenuità” credere che “sentimenti” come il rispetto per la vita dei figli siano “spontanei”, e che “nella famiglia non possa apparire il fascino delittuoso della morte”. E’ quanto scrive mons. Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta, in un editoriale che verrà pubblicato sul prossimo numero del “Corriere della Val d’Aosta” (il settimanale diocesano locale), a commento della recente tragedia di Brissogne, dove una madre ha confessato di aver ucciso i suoi due figli annegandoli nel lago. Il vescovo, in particolare, invita a non associare questa tragedia a quella di Coglie, mettendole così “in serie” e facendole “diventare problemi specifici della Valle d’Aosta”. Ciò non esime, tuttavia, dall’interrogarsi “su come si possano prevenire tragedie e fatti come questi”, e sulla reale consistenza delle “solidarietà naturali e primarie”. Secondo Anfossi, infatti, “bisogna rimpiangere la famiglia allargata di un tempo quando non mancava mai una sorella più anziana, una zia da sposare, un’insegnante in pensione o un sacerdote capace di sostenere chi stava per perdere onestà, vita morale, buon senso o sanità psichica”. E’ proprio questa “famiglia larga”, per il vescovo, che “va ricostruita su basi nuove dove la parentela non sia più al centro”, anche attraverso “comunità vere, umane e di fede dove l’attenzione alle giovani coppie sia massima”. La “massima libertà”, aggiunge Anfossi, “si paga cara con tanto di indifferenza, menefreghismo e isolamento” e quella “antica” comunità che “toglieva libertà però proteggeva i deboli”, oggi “li lascia soli e sono loro a pagare i prezzi più alti”. Di qui l’importanza, conclude il vescovo, di una “educazione alla fede, che attingendo alla Bibbia, ricorda con forza che nella vita si può scegliere tra il bene e il male, e che rispettare la vita dei figli e quella dei genitori anziani è un dovere morale fondamentale, un comandamento di Dio. Il rispetto dei figli, tanto più grande quanto più sono piccoli è un dono particolare del Vangelo. Pensare che questi sentimenti siano spontanei e che nella famiglia non possa apparire il fascino delittuoso della morte è un’ingenuità”.