DIRITTI UMANI: 13 ANNI FA PIAZZA TIANANMEN, AMNESTY DENUNCIA “IN CINA ANCORA REPRESSIONE”

Tredici anni fa in Cina, il 4 giugno del 1989, migliaia di persone furono vittime della dura repressione nelle manifestazioni pacifiche per la democrazia in Piazza Tiananmen. Lo ricorda Amnesty International, denunciando che “nonostante i ripetuti appelli, le autorità cinesi non hanno ancora fatto piena luce su quanto accaduto allora”. Amnesty International ha documentato almeno 195 casi di persone tuttora detenute a seguito delle proteste di Tiananmen al termine di “processi palesemente iniqui”. Le autorità continuano a rifiutare di aprire un’inchiesta pubblica sulle numerose uccisioni e gli arresti da parte delle forze di sicurezza durante la repressione del movimento filodemocratico e le proteste del 1989. Secondo Amnesty la situazione dei diritti umani in Cina “è peggiorata” con casi di “maltrattamenti di dissidenti, la violenta repressione di gruppi indipendentisti quali tibetani e uighuri musulmani, gli arresti indiscriminati e la tortura nei confronti di appartenenti a movimenti pacifici come Falun Gong. Almeno duecento seguaci del Falun Gong sono morti in detenzione l’anno scorso. Si continua ad applicare la pena di morte in modo esteso ed indiscriminato”. Nel 2001, Amnesty International ha registrato oltre 4000 condanne a morte e almeno 2500 esecuzioni, in alcuni casi effettuate solo dopo poche ore dalla sentenza e a volte in pubblico. “Sembra che almeno un raduno per un’esecuzione di massa – denuncia Amnesty – sia stato trasmesso in diretta dalla televisione di Stato”. “Mentre a parole il governo cinese si sta impegnando a rispettare gli standard internazionali – commenta Francesco Visioli, coordinatore per la Cina della Sezione italiana di Amnesty – nei fatti il rispetto dei diritti umani è assolutamente minimo”. Amnesty International chiede anche alla comunità internazionale di “rompere il silenzio e considerare la Cina non solo come un grande mercato ma anche e soprattutto un Paese dove i fondamentali standard sui diritti umani vengano finalmente rispettati e garantiti”.