“Il recente attacco, a Palermo, alla chiesa di don Pugliesi, ci mette tutti in seria riflessione sui movimenti sotterranei, ma reali della mafia”. A ribadirlo è stato mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, in occasione della Giornata diocesana di preghiera per le vittime della violenza, celebrata il 1° giugno, in ricordo della morte di don Giuseppe Giovinazzo, ucciso in quel giorno nel 1989. Ed ha aggiunto: “Sullo sfondo, la mafia lavora, spesso in modo silenzioso, da non far rumore. Ma persegue i suoi obiettivi, in modo preciso. Vi chiedo di vigilare, di essere sempre sentinelle che scrutano i segni ed avvertono la comunità cristiana”. Sul tema della Giornata, ‘Guardiamo con speranza a Locri-città, per una cultura di pace e non violenza’, mons. Bregantini ha fatto notare che “è ben scelto, legato direttamente alla storia di Locri, ora elevata al rango di ‘città’, fa germogliare un riferimento specifico di crescita sociale”. Da qui l’invito ad “una crescita del senso civico che viene ad essere la concretizzazione dell’amore alla nostra città, come di ogni paese e contrada. L’amore alla terra è la base della pace”. Mons. Giancarlo Bregantini ha, inoltre, richiamato l’attenzione “sulla situazione dei nostri paesi e della nostra terra dopo le ultime elezioni. Non entro nel merito dei risultati. Ma chiedo a tutti voi, laici, una riflessione sull’impegno politico proprio dei laici, dentro la nostra realtà. Ora tocca ricompattare le forze in atto sui lavori e sui programmi concreti, perché la gente non si allontani dalla politica e la politica non abbandoni le attese della gente”. Secondo il vescovo, “ora è il momento favorevole di riflettere, di pregare, di agire. Per aiutare la nostra gente a scegliere la strada del bene comune e della solidarietà. La politica deve restare ‘una vocazione’ e non una sistemazione”.