VOCAZIONI: IL SOCIOLOGO POLLO “I GIOVANI HANNO UN OTTIMISMO IMPRIGIONATO”

“I giovani di oggi hanno più speranza dei giovani di ieri, é però la speranza in un futuro visto come riproduzione del presente. L’equilibrio tra i loro desideri, la loro immaginazione e le risorse disponibili, li porta ad un ottimismo imprigionato”. Così il sociologo Mario Pollo legge i risultati di un’inchiesta qualitativa svolta tra giovani di Roma in preparazione al convegno diocesano sulla vocazione che, aperto ieri sera dal card. Camillo Ruini, si concluderà il 6 giugno in San Giovanni in Laterano. I giovani ha aggiunto il sociologo, “hanno un progetto di crescita liscio, senza passaggi forti, senza rotture, tutti gli ostacoli vengono tolti e così finisce che, tranne qualche eccezione, non riescono a sentirsi chiamati a qualcosa di particolare, non hanno una progettualità forte e quindi non è facile parlare con loro di vocazione”. Per questo ha aggiunto “sia i giovani appartenenti all’esperienza ecclesiale sia quelli che non vi appartengono faticano ancor più a comprendere il significato di scelte radicali come sono quelle per il sacerdozio e la vita consacrata sulle quali, peraltro, non esprimono giudizi negativi. A volte hanno addirittura preso in considerazione l’idea di farsi prete o suora valutandone gli aspetti positivi e negativi solo in base alla mentalità di oggi”. In altre parole ha commentato Pollo “la cultura che respirano soffoca il seme della vocazione che, nonostante tutto, cade ancora”. A rendere difficile il discorso è dunque “un progetto di vita a corto raggio” ma anche “una concezione poco alta oppure sincretistica di Dio: per alcuni un amico che consola piuttosto che un amico esigente, per altri un Dio che è uguale in tutte le religioni”. A tutto ciò, ha concluso Pollo, “si aggiunge una socializzazione primaria, quella della famiglia, che spesso ostacola scelte che si pongono al di fuori di propri modelli e progetti”.