“Il Madagascar da cinque mesi sta lottando per la giustizia e l’indipendenza che si merita ma purtroppo è obbligato a morire ignorato da tutti, per tacito accordo tra i governanti”. A denunciare questa drammatica situazione è padre Attilio Mombelli, missionario vincenziano, di origine comasca, da 33 anni in Madagascar nella diocesi di Ihosy, 240.000 persone. In un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale rivolge un appello “ai governi internazionali, all’Unione europea e alla Francia in particolare”, per il “il riconoscimento ufficiale del governo di Ravalomanana e la dichiarazione che l’ex presidente Ratsiraka ha un comportamento da non giustificare, perché vuole distruggere il Paese per i suoi interessi personali”. Il Madagascar è infatti sull’orlo della guerra civile e oramai ridotto allo stremo: alcune stime indicano che circa 8000 persone, tra cui 7500 bambini, sono morte per malattia e per fame. Le condizioni della popolazione, racconta il missionario, sono “disastrose”: “il carburante non si trova oppure è solo al mercato nero, dove costa dieci volte più del normale”, “la gente è senza lavoro o non è pagata, quindi non può comprare il cibo”, “il servizio sanitario è ridotto al minimo, le medicine non ci sono”, “gli aiuti umanitari arrivano solo in minima parte alla popolazione perché via mare è tutto bloccato e spesso finiscono nelle mani dei fedelissimi dell’ex presidente Ratsiraka, che ha distrutto i ponti del Paese per impedire le comunicazioni”. La causa risale alle elezioni del dicembre scorso: il presidente uscente Ratsiraka non ha accettato la vittoria dell’altro candidato Marc Ravolomanana, nonostante le numerose proteste popolari non violente. Tutto ciò nella quasi totale indifferenza della comunità internazionale. “L’Unione europea, e la Francia in particolare – spiega padre Mombelli – in questo Paese hanno rilevanti interessi economici. C’è un traffico di pietre preziose, oro, caffè e altre materie prime che lega l’ex presidente con la Francia”.