NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Chissà se c’è sotto qualcosa. Chissà se l’ennesimo veleno italiano, legato alle mail di Marco Biagi, è spia di una vicenda oscura e inquietante fatta di trame inconfessabili. Ma forse la realtà è molto più prosaica e non fa che mettere in rilievo il vero problema di questa lunga transizione: la qualità e la statura degli attori della politica italiana ormai da diversi anni a questa parte. “Zero in condotta” non è solo la testata che ha inaugurato questo nuovo episodio dello spettacolo politico italiano, che ha portato il ministro dell’Interno ad offrire la sue dimissioni, prontamente peraltro respinte. Può anche essere un voto riassuntivo. Zero in condotta ed una sensazione, per quella fetta di opinione pubblica che si rifiuta di essere arruolata tra i partigiani di uno o dell’altro schieramento, di un diminuire, inevitabile e progressivo, della qualità complessiva del tono pubblico. Si ha un bel dire che bisogna abbassare i toni. Ma chi farà il primo passo, chi potrà assumersi la responsabilità di dare il buon esempio? La deriva non sembra facilmente pilotabile, neppure da attori esterni o “poteri neutri”. Quanto i contenuti scarseggiano le più elementari teorie della comunicazione impongono appunto di alzare i toni, per catturare l’attenzione. Certo, ci sono anche le seduzioni della pubblicità e della comunicazione. Ma alla resa dei conti l’attenzione si acquista soprattutto cercando di gridare più forte. E questo è tanto più vero in un passaggio in cui si sta giocando la scommessa del consolidamento del quadro politico. Ma neanche deprecando la meschinità o la pochezza del dibattito o degli attori politici, o addirittura evocando oscure trame, si va molto avanti. In realtà nel nostro sistema sociale siamo alle prese con un crescente tasso di violenza. E la violenza verbale della politica ne è purtroppo solo una spia, una deriva. Di fronte agli sviluppi sconcertanti che la vicenda dell’assassinio del professor Marco Biagi evoca, mentre non sembra sia stato fatto alcun passo avanti nelle indagini, non serve allora né parteggiare, né deprecare. La domanda giusta da porsi è piuttosto come sviluppare nel corpo sociale e di conseguenza a livello istituzionale comportamenti virtuosi e cooperativi. Senza esempi e concrete possibilità nel corpo sociale e nelle istituzioni quello che è stato autorevolmente definito come il teatrino della politica seguiterà nelle sue rappresentazioni. Per questo serve lungimiranza, coerenza e senso di responsabilità. Serve soprattutto la capacità di non esaurire tutto nel breve termine. Dalla transizione, dalle sue violenze e dai suoi veleni, si esce solo così.