Si è aperta ieri, 9 luglio a Bruxelles, la “Convenzione dei giovani” e proseguirà i lavori fino al 12. Voluto dal presidente della Convenzione per il futuro dell’Europa, Valéry Giscard d’Estaing, nonché dai due vicepresidenti Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene, questo appuntamento chiude la prima “fase di ascolto” dei lavori della Convenzione e permette ai giovani di tutta Europa di esprimere la propria opinione e le proprie proposte sulla costruzione dell’Unione di domani. Alla Convenzione dei Giovani partecipano 210 ragazzi, di età compresa tra i diciotto ed i venticinque anni, provenienti dai Paesi membri dell’UE e dai Paesi candidati, inclusa la Turchia. “L’auspicio è che le aspirazioni e la visione dei giovani europei oggi, che saranno i protagonisti domani, siano ascoltate con la debita considerazione nell’Europa dell’allargamento”. Christophe Schiltz, delegato lussemburghese alla Convenzione dei giovani, descrive in questi termini sul prossimo numero di SirEuropa l’obiettivo che i “giovani convenuti” intendono perseguire, aggiungendo che “se noi 210 entusiasti dell’Europa saremo in grado di fornire un contributo equilibrato, realistico e rappresentativo degli interessi della gioventù europea, allora la Convenzione per il futuro dell’Europa dovrà tenerne conto nelle proposte che sottoporrà all’attenzione della Conferenza intergovernativa del 2003. E le riforme sono irrinunciabili, dal momento che si avverte con chiarezza una certa insofferenza dei cittadini nei confronti delle Istituzioni comunitarie”.
“L’adesione all’UE costituisce per i giovani dell’Est europeo la speranza di un avvenire migliore, di pace, di opportunità e di stabilità economica e sociale”. A parlare, idealmente a nome delle nuove generazioni dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale, è Rafal Rowinski, delegato polacco, per il quale la riforma dell’Unione potrà essere efficace solamente a condizione che Bruxelles e gli attuali Quindici mettano a disposizione dei Paesi candidati le risorse adeguate per superare in fretta il gap economico e tecnologico che li separa dal resto d’Europa.