” “”La voce dei Berici”, settimanale della diocesi di Vicenza, pubblicherà sul numero di questa settimana un articolo del vescovo, mons. Pietro Nonis, con una riflessione sulla situazione del Nord Est. “Sugli aspetti miracolosi della rivoluzione economico-sociale di cui il Nord Est è stato, e rimane, protagonista, – afferma mons. Nonis – si sono scritti scaffali di analisi, memorie, prospettive. Ma da qualche tempo i conti non tornano. Il rapporto annuale della Fondazione Nord Est è stato presentato nei giorni scorsi a Venezia-Mestreha messo in evidenza alcuni dati sui quali faremo bene a riflettere tutti”. “Il primo, – prosegue il vescovo di Vicenza – segnala ‘l’approssimarsi di una situazione sociale ed economica al limite‘. Si può parlare ancora di crescita, ma molto rallentata in confronto al passato prossimo. Per il Nord Est, è stato detto, sta avvenendo come ad un’auto il cui motore si sta imballando… Si può schiacciare l’acceleratore, ma più veloce non riesce ad andare”. Per mons. Nonis: “E’ in crisi la famiglia, motore dell’impresa piccolo-media. Decenni di denatalità creano cambiamenti profondi, dalla scuola alla fabbrica alla Chiesa (crisi delle vocazioni, crisi della stabilità matrimoniale, pericolo che si viva per lavorare anziché lavorare per vivere). Un segnale è nel territorio, anzi nel terreno. In quello agricolo, che va scomparendo; in quello edilizio, coperto di capannoni, invaso da un’ansia edificativa molto poco edificante. Visto dall’alto, il Veneto (e il Friuli occidentale) offre un aspetto “metropolitano”, senza metropoli, policentrico, raccordato con difficoltà crescente da una rete stradale della quale il Passante di Mestre costituisce la spina dorsale che fa pensare ora alla spondilite ora all’ernia al disco ora ad una dolorosa sciatica”. Inoltre, “la necessità d’intervenire nel mondo del lavoro da un lato con l’innalzamento dell’indice tecnologico ed informatico, dall’altro con il rinsanguamento costituito dall’immigrazione costituisce un altro nodo problematico. La scolarizzazione si sta innalzando, ma l’indice di diffusione degli studi universitari, e di preparazione di personale addetto prima alla ricerca che ai servizi, non è ancora soddisfacente. Il futuro dei nostri ragazzi, degli stessi giovani, va cambiando un anno dopo l’altro. ‘Una maggiore istruzione non sempre si sposa con le richieste del sistema delle imprese’. Una preparazione studiosa più alta rende giustamente esigente chi aspira ad un lavoro, e meno flessibile il sistema delle assunzioni”. “Da parte nostra conclude mons. Nonis – abbiamo cercato di aggiungere alla considerazione socio-economica qualche riflessione etico-religiosa. Noi siamo in crisi, come Chiesa, allo stesso modo del sistema invalso tra noi, sia pure per motivi diversi. I punti nevralgici del sistema-Chiesa sono costituiti dalla difficoltà di rendere perseveranti coloro che il battesimo e la cresima non bastano più a fare effettivamente cristiani”.