” “”Un solido edificio teologico” è quello costruito dal cardinale Dionigi Tettamanzi “in oltre quarant’anni di studio e di riflessione morale”. Lo afferma, in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir, il teologo moralista Marco Doldi. Ripercorrendo l’itinerario intellettuale dell’arcivescovo di Genova, nominato da Giovanni Paolo II alla guida della diocesi di Milano a seguito delle dimissioni presentate dal cardinale Carlo Maria Martini per raggiunti limiti di età, Doldi rileva il contributo che Tettamanzi offrì fin dagli anni’70 allo studio dell’etica cristiana, una disciplina allora “in crisi”, per la quale l’arcivescovo suggerì “una soluzione attenta alle istanze culturali contemporanee” e, al tempo stesso, capace di cogliere “le indicazioni offerte dal Vaticano II”. E “il principio di rinnovamento” individuato da Tettamanzi è la “conversione antropocentrica” come passaggio “da una forma di pensiero in cui l’uomo era considerato parte del mondo spiega Doldi ad una visione” che fa dell’uomo, “in quanto soggetto, persona, coscienza e libertà”, il “riferimento centrale di ogni riflessione”. Di qui, se “l’etica cristiana può essere definita lo studio dell’autorealizzazione dell’uomo come immagine di Dio in Cristo” osserva Doldi, “la teologia morale diverrà lo studio della chiamata di Dio”. Intuizioni sviluppate successivamente da Tettamanzi in modo organico e che costituiranno la “solida base antropologica” per ulteriori contributi in ambiti diversi: quello della bioetica, in cui per l’arcivescovo la persona umana ha “valore trascendente, intangibile e quindi normativo”, e quello del dibattito sulla globalizzazione, al cui riguardo due sono gli impegni cui Tettamanzi richiama i credenti: “conoscere il fenomeno e governarlo per il bene dell’uomo”.