LAVORO: A MODENA SONO 30 MILA I LAVORATORI ATIPICI, UN PARROCO RACCONTA GLI SFRUTTAMENTI

” “”Flessibilità nel lavoro”. Su questo tema il Settimanale cattolico modenese “Nostro tempo” pubblicherà sul prossimo numero, in uscita domani 13 luglio, un servizio dal titolo “Lavoratori in bilico”. “Anche a Modena – si legge nell’articolo –, negli ultimi anni, il numero dei lavoratori atipici (collaboratori coordinati e continuativi, parasubordinati, stagionali…) è cresciuto sino a raggiungere quota 30mila, segno evidente che la flessibilità è ormai un elemento centrale nel mondo produttivo locale”. Però, “la flessibilità invocata da più parti come rimedio contro la disoccupazione” può portare con sé anche “qualche controindicazione. Può accadere, per esempio, che una settimana di lavoro come facchino sia pagata 16 euro, o che un mese di stipendio come portalettere non basti nemmeno a pagare l’affitto”. E come si sa “chi ha un lavoro difficilmente può accedere alle prestazioni dei servizi sociali, e deve quindi arrangiarsi come può ricorrendo, ad esempio, all’aiuto di qualche parroco”. A tal riguardo, il Settimanale riporta l’esperienza di don Gianni Gherardi, parroco di San Biagio a Modena: “Un ragazzo – racconta il parroco – che frequenta la mia parrocchia è stato recentemente assunto come facchino da un’agenzia di lavoro interinale. Era contento, almeno fino a quando non è arrivata la prima busta-paga: tra tasse e trattenute, una settimana di lavoro gli è stata pagata appena 16 euro! Altri giovani, assunti come operai, percepiscono mensilmente 500-600 euro. Con queste cifre, però, non è possibile riuscire a vivere in una città come Modena”. Purtroppo, osserva il giornale, “di questi lavoratori ‘a tempo’, malpagati e precari, Modena è piena. Tommaso (il nome è inventato per tutelare l’identità), giovane pugliese arrivato a Modena da Foggia per fare il postino” ne è testimone: “‘Finalmente, dopo tanta attesa, le Poste mi avevano proposto un contratto trimestrale – racconta Tommaso – anche se lontano da casa e senza garanzia di rinnovo. Una volta a Modena, però, mi sono accorto che lo stipendio bastava appena a pagare l’affitto (non meno di 550-600 euro al mese) e il vitto’. Dopo tre mesi di sopravvivenza, il contratto di Tommaso è scaduto senza essere rinnovato, e per tirare avanti il giovane foggiano ha dovuto chiedere aiuto a don Gherardi”.