EUROPA: MONS. C.MIGLIORE (SANTA SEDE) “IL COMPITO DELLA CHIESA È QUELLO DEL PROFETA”

” “”La Chiesa cattolica concentra il suo discorso sui valori costitutivi e poi anche costituzionali dell’Europa, più che sulle forme di governo”. I rappresentanti dei popoli europei, o – per usare un’immagine di Max Weber – i re, decidono sulle forme e sulle modalità precise; il profeta – e in questa categoria credo possiamo collocare le comunità religiose, la Chiesa – si adopera a mantenere desta l’attenzione e la preoccupazione affinché, qualunque sia la formula adottata dai re, sia fatta salva la centralità della persona umana”: questo il compito della Chiesa nel dibattito sul futuro dell’Europa per mons. Celestino Migliore, sottosegretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, intervenuto ieri a Camaldoli al Convegno “Cristianesimo e democrazia nel futuro dell’Europa”.” “”In alcuni Paesi europei – ha proseguito mons. Migliore – la Chiesa cattolica comprende statisticamente la maggioranza della popolazione; in altri essa è minoritaria ma, la questione importante, è che essa è portatrice di valori che intende proporre e condividere con tutta la popolazione”. “L’orientamento attuale a livello regionale europeo, e locale in molti Paesi – ha constatato mons. Migliore facendo riferimento a una ricerca sulla secolarizzazione dell’accademico francese Renè Rémond – è quello della laicizzazione di tutto l’assetto sociale o della cosiddetta ‘dereligionizzazione’, neologismo ostico anche alla pronuncia, ma che esprime bene il processo di smantellamento della religione dalle istituzioni sociali e politiche, dalle varie fasi della vita sociale, familiare e individuale dei cittadini”. La Chiesa cattolica si è fatta portatrice di una “proposta che va sotto il nome di ‘dichiarazione di Amsterdam’ intesa ad ottenere una disposizione di salvaguardia dello statuto giuridico raggiunto dalle singole Chiese e comunità religiose nei vari Stati europei”, non per “preservare nell’Europa di domani le posizioni di privilegio acquisite nei singoli Stati”, ma “in vista del superamento dell’indifferenza o talora della mentalità negativa dei governi nei confronti della religione e al fine di stimolare i governanti a farsi promotori attivi della libertà di religione, come richiede un assetto pienamente democratico dell’Europa”.