Impronte digitali per tutti o per nessuno: è la proposta della Comunità di Sant’Egidio, che ha organizzato oggi a Roma una manifestazione davanti al Senato, alla quale hanno aderito, tra gli altri, la Caritas di Roma, l’Unione superiore e superiori generali, il Centro Astalli, l’Ucsei (Ufficio centrale studenti esteri in Italia), per protestare contro il provvedimento del nuovo testo di legge sull’immigrazione che prevede il rilevamento delle impronte agli stranieri extracomunitari. Durante una conferenza stampa la Comunità di Sant’Egidio ha giudicato queste norme “inutili, gravi e discriminatorie perché rivolte solo a cittadini extracomunitari e non a tutti i cittadini italiani e comunitari”. A questo proposito ha ricordato che ogni anno in Italia vengono già prese le impronte ad oltre 100.000 stranieri (richiedenti asilo politico, clandestini o persone prive di documenti di identità). Inoltre, se la norma venisse applicata, dovrebbero essere prese le impronte a circa 6-7 milioni di stranieri ogni anno che vengono in Italia per turismo e si fermano più di 8 giorni, oltre alle 70.000 presenze annue “extracomunitarie” che sono qui per motivi di culto e studi religiosi (suore, preti, seminaristi, vescovi e cardinali). “E’ molto probabile che dalle 100.000 rilevazioni annue – fa notare la Comunità di Sant’Egidio – si passerà agli 8-9 milioni di rilievi l’anno, con il rischio di una paralisi organizzativa delle questure e degli uffici che rilasciano e rinnovano i permessi di soggiorno”. La Sant’Egidio propone quindi di non introdurre le impronte per nessuno, oppure, “se considerato uno strumento indispensabile per una identificazione certa dell’identità”, di introdurle “per tutti, italiani, comunitari e cittadini extracomunitari”. In questo caso, chiede che “il rilevamento venga fatto una sola volta e non più volte nell’arco del tempo, al momento del rilascio della carta di soggiorno e/o della carta d’identità”.