(dalle inviate)- 200 mila giovani a Toronto per la Gmg non sono pochi. “Per noi è già un successo. I giovani sono venuti qui per ascoltare la voce di Dio e non una star del rock”. A chiarire il “balletto” delle cifre sulla partecipazione dei giovani alla Gmg è padre Thomas Rosica, direttore generale della Giornata mondiale della gioventù, parlando ai giornalisti. “Per capire bene – ha detto – dobbiamo valutare anche cosa è successo lo scorso 11 settembre che sicuramente ha influito sulla Gmg”. Molti – a parere del direttore generale della Gmg – hanno rinunciato a venire a Toronto per “paura” dell’areo o di attentati. “Il primo settembre – ha ricordato padre Rosica – è stato uno choc anche per noi che organizziamo la Gmg”. Alla difficile situazione internazionale, si sono aggiunte “la crisi economica che si è abbattuta quest’anno sui paesi del Sud America, soprattutto in Argentina” e “le voci che circolavano sul fatto che il papa non sarebbe venuto alla Gmg”. “Tutte queste situazioni – ha concluso Rosica – hanno causato un calo delle iscrizioni”. La Gmg comunque va avanti ed oggi entra nel vivo. In mattinata, i giovani sono attesi al festival della gioventù che prevede 320 rappresentazioni, 10 palcoscenici sparsi in tutta la città, 30 gruppi di discussione, 10 di preghiera, 300 stands espositivi a carattere sociale e vocazionale. Poi, per continuare la tradizione di quanto è accaduto a Roma al Circo Massimo, durante la Gmg 2000, il Coronation Park di Toronto – che è stato battezzato per l’occasione “Parc Duc in altum” – si trasformerà in un luogo sacro dove i giovani potranno avvicinarsi al sacramento della riconciliazione. Per l’appuntamento sono stati impegnati 1.000 sacerdoti, di cui 200 a tempo pieno. La speranza – ha detto il card. Aloysius Ambrozic, arcivescovo di Toronto – è che “i giovani facciano un’esperienza di Chiesa in modo nuovo”, attraverso anche “l’incontro con coetanei che in tutto il mondo credono in Gesù”. Il cardinale parla di un “evento internazionale” che vede protagonista una “chiesa giovane e ottimista”. La speranza è che di fronte ad un tale evento, la Chiesa canadese preda “maggiore confidenza nel manifestare pubblicamente la fede ad un mondo secolarizzato che vive nelle università, in politica, nei media, in economia, come se Dio non esistesse”.