” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana Si riparla di riforme istituzionali, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio. Non senza stupore dell’attuale inquilino del Quirinale, il premier infatti aveva ribadito la sua disponibilità a diventare presidente della Repubblica, dopo una riforma costituzionale che ridistribuisse i poteri tra i due non lontani palazzi romani. Se scorriamo il testo della Costituzione, nonostante l’insuccesso di ben tre commissioni bicamerali, possiamo constatare come negli ultimi anni si sono realizzate diverse incisive riforme costituzionali, ultima delle quali l’abolizione delle norme che impedivano il ritorno in Italia dei discendenti maschi della decaduta dinastia regnante. questo decennio insomma di grande effervescenza politica ha finora prodotto anche cambiamenti non piccoli a livello istituzionale. Questi tuttavia, dalla legge elettorale, all’immunità parlamentare, all’architettura delle relazioni tra Stato, regioni, province e comuni, con l’importante riforma del titolo V della Costituzione, richiedono un bilancio ed una valutazione. Senza dimenticare che ad esempio il più votato tra i referendum del 18 aprile 1993 fu quello contro il finanziamento pubblico dei partiti, materia su cui l’opinione pubblica ancora attende qualcosa di diverso rispetto ai provvedimenti ancora solo di poche settimane fa. Il paese ha insomma bisogno di buongoverno e di uscire da un senso di precarietà politico-istituzionale che finisce coll’avere forti ripercussioni in tutti i campi. In questo senso è importante discutere di riforme istituzionali. Ma occorre farlo secondo un registro diverso da quello del quotidiano (e sempre meno appassionante) dibattito politico. Per questo occorre ribadire un consenso generale su alcune premesse di sviluppo della democrazia, prima di operare qualsiasi scelta e dunque dividersi sui singoli problemi. Senza indulgere alle propagande o agli interessi a breve, occorrerà allora ribadire i principi cardine della democrazia (così come sono espressi anche nella prima parte della costituzione), il valore essenziale di un sistema di pesi e contrappesi istituzionali, sola garanzia di virtuosa dialettica tra i poteri pubblici e con la società civile. Che diventa così promozione delle libertà e della solidarietà sociale. Il problema del rendimento dell’azione di governo infatti si può porre soltanto in questo quadro, cioè quello di un vero e radicato pluralismo istituzionale, che genera una matura dialettica e un reciproco controllo, finalizzato non certo al blocco, ma anzi all’efficacia dell’azione di governabilità del sistema. Questa infatti, in un quadro sempre più interdipendente a livello europeo e mondiale, si costruisce non più nel vecchio senso piramidale, ma in una continua e virtuosa interazione tra istituzioni.” “” ”