GMG 2002: MONS. MARCUZZO (NAZARETH), “I GIOVANI PALESTINESI NON HANNO MAI CONOSCIUTO LA PACE”

” “Il desiderio di pace risuona anche qui a Toronto. Questa mattina 500 giovani arabi cristiani del Medio Oriente si sono dati appuntamento alla cattedrale St. Michael di Toronto dove mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare del Patriarcato Latino di Gerusalemme e vicario patriarcale per Israele a Nazareth, ha pronunciato per loro una catechesi in lingua araba. Sono di diversi Paesi del Medio Oriente. Vengono da Giordania, Palestina, Israele, Egitto, Sudan, Libano e Siria. Quelli del Patriacato di Gerusalemme (che comprende Giordania, Palestina e Israele) sono 242. “Un numero – dice mons. Marcuzzo – significativo considerando la situazione mondiale e il contesto particolare della Terra Santa”. “Sono giovani – aggiunge il vescovo – che vengono con una motivazione forte, soprattutto quelli dei territori palestinesi. Vengono per incontrare la Chiesa e i giovani del mondo. Soprattutto cercano la normalità della vita, cioè la pace. Questi giovani sono nati e cresciuti, hanno studiato e lavorano in un contesto permanente di ostilità, paura e violenza. Vogliono conoscere che cosa vuol dire la pace, che cosa significa vivere senza essere sotto coprifuoco, poter lavorare e muoversi liberamente”. “I nostri giovani – spiega mons. Marcuzzo – proprio perché soffrono, sentono un urgente bisogno di fare un’esperienza di fede cristiana forte. Vogliono caricarsi di coraggio per affrontare le difficoltà che purtroppo ritroveranno quando torneranno a casa”. Qui i giovani parlano di pace anche se proseguono in Terra Santa agguati e stragi. “La Chiesa – dice il vescovo – lo ripete da sempre: non è con la violenza, non è con l’imposizione militare, non è con la forza, che si può raggiungere la pace. La pace si raggiunge con il negoziato e il dialogo. Ma non si può parlare di pace e di sicurezza se prima non c’è giustizia. Prima si deve garantire la libertà e il rispetto dei diritti fondamentali a tutti i popoli della Terra Santa. Non si può pretendere che un popolo stia fermo, quieto e tranquillo se non ha ricevuto almeno i suoi diritti fondamentali: e cioè alla dignità, alla libertà e alla terra”.