” “Medicine “non convenzionali”, attenzione alla “multiculturalità” e ad un’Europa sempre più “allargata”, ma anche “depressione post-partum” ed introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Sono questi alcuni temi “in agenda” del nuovo Comitato nazionale di bioetica (Cnb), illustrati oggi a Roma dal presidente, Francesco D’Agostino. Ricostituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 12 giugno scorso, il nuovo Cnb è composto ora di 56 membri e ha ripreso proprio in questi giorni ufficialmente la sua attività, con la prima riunione plenaria prima della pausa estiva; tra le novità nella composizione del Comitato, la presenza di un veterinario e del presidente nazionale dell’Ordine degli infermieri. Dopo le recenti posizioni “di apertura”, da parte dell’Ordine dei medici, nei confronti delle cosiddette “medicine alternative o non convenzionali”, ha detto D’Agostino tracciando le “linee di ricerca” e le iniziative dei prossimi mesi, il Cnb è chiamato a pronunciarsi sull'”eticità” di tali pratiche, e soprattutto “sulla necessità di un pari controllo bioedico nella medicina tradizionale e non tradizionale”. Il Cnb, ha precisato infatti il presidente, “non ha nessuna competenza per ‘sindacare’ dal punto di vista scientifico sulla medicina alternativa”, ma ha il “dovere di garantire una ‘par condicio’ tra medicina tradizionale e alternativa, sotto il profilo bioetico”. Altro tema all’ordine del giorno per il Cnb è quello delle prospettive che si aprono, anche in questo campo, grazie al processo di allargamento dell’Unione europea, che tra pochi mesi potrebbe arricchirsi dell’ingresso di altri 10 Paesi membri: “La bioetica ha commentato D’Agostino è destinata a diventare sempre più bioetica europea, sempre meno confinata all’interno delle singole nazioni”. Riguardo ai temi “attenti alle esigenze dell’opinione pubblica, D’Agostino ha citato quelli della “depressione post-partum”, giunto “purtroppo all’attenzione dell’opinione pubblica anche attraverso fatti di cronaca nera”, e della “bioetica multiculturale”, frontiera su cui altri Paesi europei sono “molto più avanzati del nostro” (segue).