” “Pubblichiamo il commento odierno di mons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo emerito di Siena, alla XVII Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg), che si sta celebrando in Canada Non si può certo pretendere che i giovani a Toronto indossino un vestito di sacco e mangino formiche arrostite. Sono giovani, credenti e praticanti in larghissima percentuale, senza problema di look speciali. Anche se per esperienza diretta posso testimoniare un clima di grande sobrietà, il tono resta, tranne che per i momenti di preghiera, quello di una tipica manifestazione occidentale. Sono molti a chiedersi, senza retorica, cosa ne pensino i giovani dei Paesi poveri. Tutto ormai si vede “on line”. Si sa, ad esempio, che il Canada ha negato il visto a delegazioni provenienti da Paesi africani, nel timore che l’ingresso temporaneo diventasse definitivo. Penso, poi, ai 240 ragazzi palestinesi che probabilmente saranno in questi giorni vezzeggiati dai loro compagni mentre sono in America. Ma e dopo? Cosa rappresenterà per loro questa parentesi di gioia e di amicizia nel contesto di un’esperienza di vita a dir poco sconvolgente e brutale? Bombe, disoccupazione, fame. Sulla stessa linea, magari in proporzioni diverse, si trovano i giovani che vengono da quella che fu la Jugoslavia e tanti Paesi orientali. Davvero il cristianesimo oggi è una riserva per i ricchi? Giovanni Paolo II è sensibilissimo a questa tematica. Sembra a me che la consegna ai giovani di Toronto possa essere duplice. A quanti stanno bene e sono la maggioranza dei presenti il Papa ribadisce che l’esperienza di condivisione non può limitarsi a una “Giornata”. Il problema del mondo è un appello per i cristiani che vogliono davvero avviare una nuova civiltà. Non c’è bisogno che tutti diventino ministri o generali per cambiare la società. La politica si basa sul consenso. Formare gruppi d’impegno politico nel proprio Paese e nel mondo potrebbe essere una felicissima conclusione delle giornate canadesi. E a quanti hanno, forse per la prima volta, sperimentato una pausa di libertà e di serenità, bisognerà far sentire che non saranno dimenticati. Questa, infatti, è la missione della Chiesa: essere madre di tutti, a cominciare dai più deboli. E’ soprattutto sui giovani che nei diversi Paesi si può contare per avviare, senza enfasi ma anche senza complessi, una vera civiltà dell’amore. ” “