GMG2002: AL VIA LE CATECHESI; CARD. S.POLETTO (TORINO), “CON I GIOVANI HO RIVISSUTO GLI ANNI IN CUI ERO PARROCO”

(dalle inviate) Sono cominciate ieri mattina le prime catechesi per i giovani che qui a Toronto stanno partecipando alla XVII Giornata mondiale della gioventù. Organizzate secondo i gruppi linguistici, le catechesi si stanno svolgendo in 136 luoghi diversi, in tutte le chiese della città e si concluderanno venerdì 25 luglio. Sono animate da vescovi provenienti da tutti i paesi della terra, anche dalla Repubblica domenicana, Rwanda, Vietnam, Giappone, Israele, Hong Kong e Ghana. Trenta i vescovi italiani impegnati ad animare gli incontri con i giovani del nostro Paese. Tra i primi “a rompere il ghiaccio”, l’arcivescovo di Torino, card. Severino Poletto, che definisce l’esperienza vissuta con i giovani: “ottima”. “Stamattina – racconta al Sir – ero in mezzo a mille giovani e non ho provato alcun disagio. Anzi, mi sono sentito accolto e nello stesso tempo sciolto e disinvolto. Mi è sembrato di rivivere un po’ gli anni in cui ero parroco e stavo con i giovani della mia parrocchia”. Anche i giovani – ha aggiunto l’arcivescovo – sono sembrati molto liberi e disinvolti, “per cui, ho l’impressione che il fatto che io sia vescovo o cardinale, non mi allontani assolutamente dai giovani. D’altra parte se i giovani hanno una certa abitudine a frequentare la realtà della Chiesa, hanno anche un rapporto con il loro vescovo e quindi non hanno assolutamente questa difficoltà. Almeno, io così lo percepisco a Torino e l’ho percepito anche questa mattina qui a Toronto”. Quale passo dovrebbe fare un vescovo per avvicinarsi di più ai giovani? “Starli molto a sentire”, risponde l’arcivescovo. Ed è proprio a partire dalla condizione di vita dei giovani che il card. Poletto ha cercato di basare la sua catechesi dedicata – dice – alla prima parte del tema della giornata, “voi siete il sale della terra”. “Ho visto nei giovani un interesse grandissimo al tema”. L’arcivescovo ha chiesto ai giovani di essere “portatori del gusto della fede”. “Testimoni nel mondo”, di “quell’entusiasmo e di quella gioia che Cristo dà ad ogni uomo che si mette in ascolto del suo messaggio”, senza preoccuparsi troppo di essere una “minoranza”. “D’altronde – ha detto Poletto – i valori in cui crediamo, non dipendono dal numero delle persone che li accettano ma dalla loro corrispondenza alla verità che viene da Dio. Quindi anche se siamo minoranza, non dobbiamo avere complessi di inferiorità, perché non è il numero che a noi interessa. E’ la consistenza stessa della vita a cui aderiamo”.