” “Con la riammissione dei Savoia in Italia “si è compiuto un gesto di ordinaria democrazia”, ma la “diffidenza” verso la monarchia “si giustifica ancora”, perché sulla base di un fattore “carismatico” non si può esercitare un “potere pubblico”. E’ quanto si legge nell’ultimo numero di “Civiltà Cattolica”, di cui oggi sono state anticipate le bozze. “Un gesto dovuto, sul quale non vale la pena far tanto rumore”: così la rivista dei gesuiti definisce la decisione di “riaprire le porte” del nostro Paese ai membri maschi della famiglia Savoia, presa dalla Camera l’11 luglio scorso dopo un lungo iter legislativo. Anche se “all’origine il rifiuto della monarchia significò intenzione di rompere con un passato oggi ritenuti dai più lontano e non più temibile”, si legge su “Civiltà Cattolica”, “il mantenimento della diffidenza verso l’istituto monarchico si giustifica ancora”, in quanto “si basa sul generale rifiuto per ogni potere pubblico che non sia fondato o sul consenso popolare o sull’accertata competenza tecnica prescritta dalle leggi”. La monarchia, ricorda infatti il quindicinale dei gesuiti, “è un tipo di potere pubblico” che si basa su un fenomeno “carismatico”: un “fondamento”; quest’ultimo, “troppo aleatorio”, perché “non garantisce che l’erede al trono di turno sia munito di doti personali tali da legittimare in lui l’esercizio di qualche pubblico potere”. “Civiltà Cattolica” mette, inoltre, in guardia da “altri poteri, privati e di fatto”, più “incidenti” sulla cosa pubblica: il potere economico e quello dei media. Entrambi comportano “evidenti rischi per la democrazia”, perché “l’uno può comprare il consenso popolare con la ricchezza e l’altro può manipolarlo con l’abilità tecnica”, ma “se le leggi sono fatte bene e si vigila sul loro rispetto, i rischi diminuiscono”. Il prossimo numero di “Civiltà Cattolica” ospita, tra gli altri, anche un articolo sul documento di programmazione economico-finanziaria recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. “Ha destato sorpresa si legge nell’ampio resoconto sul Dpef l’annuncio della ‘risurrezione’ delle mutue”, che se confermato potrebbe portare ad “un servizio pubblico ridotto a prestare i propri servizi soltanto ai non abbienti”.