” “(dalle inviate) 600 mila giovani hanno riempito ieri sera l’immensa spianata di Downsview. In silenzio, seguono con gli auricolari la veglia con il Santo Padre. Si sono accampati per passare la notte. C’è chi ha piantato tende e chi ha steso sacchi a pelo e teloni. Passare da una parte all’altra del campo è un’impresa. Tra la folla, c’è anche Sanja, 17 anni. Vive a Stoccolma ma è nata e cresciuta a Doboj, in Bosnia-Erzegovina. “Siamo fuggiti nel 1993 racconta – a causa della guerra. Ho lasciato tutti i miei amici, i miei parenti, la mia gente. La speranza è quella di poter tornare a casa, ma non abbiamo molte speranze. Lì ormai non abbiamo più nulla. Non c’è nessuna possibilità di una vita futura. Tra l’altro, i miei genitori hanno trovato un lavoro in Stoccolma e quindi sarà difficile ritornare”. “Quando sono fuggita dal mio paese aggiunge Sanja – avevo solo 7 anni ma ricordo tutto della guerra: gli spari, la paura, la gente che correva, la disperazione di chi ha visto morire i propri familiari. E’ stato terribile”. “La mia speranza aggiunge Sanja – è che il mondo possa essere migliore. Ma so che sarà difficile. Il futuro si gioca sulla possibilità che popoli diversi tra loro possano vivere insieme e rispettarsi, per quello che sono. Ho visto cosa può succedere quando ci si odia: e credo che le religioni, soprattutto i cristiani e i musulmani, abbiano una grandissima responsabilità: mostrare al mondo che è possibile la pace. Ma credo che per tutto questo ci voglia molto tempo”. Che cosa è la pace per Sanja? “Imparare risponde – ad essere un dono per gli altri”.