” “”Una rilettura fortemente distorta della fede cristiana e della sua continua affermazione nel cuore dell’uomo”: così il teologo Marco Doldi, in una nota pubblicata sul Sir di oggi, definisce un articolo del filosofo Emanuele Severino, apparso ieri su un quotidiano nazionale. Argomento: la Risurrezione, che per Severino “non è la prova di Dio”, perché “appartiene all’essenza di ogni cosa, non è il privilegio di una realtà particolare”. “Sulle spalle della risurrezione di Gesù è in sintesi la tesi centrale del filosofo si è voluto caricare un peso che essa non può reggere. Si ammetta pure che Gesù sia risorto ma non segue ancora che egli sia Dio, cioè quell’Essere eterno, creatore e salvatore del mondo cui pensa il cristianesimo”. Doldi esprime una serie di “riserve” sulle argomentazioni di Severino, tra cui: “Come si fa a porre sullo stesso piano l’economia, risposta ai bisogni dei corpi, e l’economia della salvezza? Oppure a mettere sullo stesso piano il tramutarsi dei morti in viventi di Eraclitea memoria con la risurrezione professata dal cristianesimo? E’ possibile, poi, parlare di cattolicesimo dimenticando tutte le altre confessioni cristiane?”. Al di là di tutto, osserva il teologo, la tesi di Severino è un “dejà-vu”, che si sintetizza nella nota obiezione laicista per cui “la religione non sarebbe altro che una costruzione umana” per rispondere ai “desiderio più profondi” dell’uomo. Una sorta, insomma, di “professione di fede” al contrario, per cui “la risurrezione di Gesù, altro non sarebbe ciò che la conoscenza attuale non riesce ancora a spiegare. Almeno l’Illuminismo aveva tentato qualche risposta!”, esclama Doldi esibendo come confutazione a tale tesi il fatto che “le nuove generazioni sembrano ancora interessate” alla “novità sconvolgente” del cristianesimo, come ha dimostrato la Giornata mondiale della Gioventù che si è appena conclusa a Toronto. ” “