TERRA SANTA E IRAQ: ALLIEVI (ISLAMOLOGO), “IL MALE È NELL’INCOERENZA RELIGIOSA”

“Quello che accade in Palestina influenza molto i rapporti tra i cristiani e musulmani”. Lo ha dichiarato oggi al Sir – nel giorno in cui un ennesimo attentato ha fatto 7 morti e oltre 80 feriti all’Università ebraica a Gerusalemme – il sociologo Stefano Allievi, a margine del suo intervento su cristianesimo e islam alla sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche, in corso a Chianciano. “Da parte musulmana – ha continuato il sociologo – c’è la percezione di una logica di due pesi e due misure, secondo la quale a Israele si perdonano cose che non si perdonano ai palestinesi. Le conseguenze di questo modo di pensare non ricadranno sui rapporti con gli italiani, ma su un’idea di doppiezza e di non coerenza dei cristiani”. Un possibile attacco all’Iraq, secondo Allievi, “avrebbe conseguenze sconvolgenti perché non si tratta di una partita tra Stati Uniti e Gran Bretagna, da un lato, ed Iraq, dall’altro, ma tra Occidente, quindi cristianesimo, e islam. Le reazioni saranno ancora più forti: spero non attentati terroristici, almeno non da parte delle comunità presenti in Italia, ma mi aspetto una recrudescenza dell’incomprensione reciproca e dei passi indietro nel dialogo interreligioso. È un prezzo che pagheremo a causa di questa partita che l’Occidente sta conducendo da solo”. Di fronte all’esplodere dei conflitti, le religioni, a giudizio di Allievi, si stanno dimostrando deboli. “La presunzione delle religioni di guidare i destini del mondo – ha osservato il sociologo – è drammaticamente sconfitta da quanto sta succedendo in questo momento storico. Se i cristiani fossero forti, gli Stati Uniti e l’Europa probabilmente agirebbero diversamente. Se i musulmani fossero profondamente musulmani Al Quaida non ci sarebbe. Se gli ebrei fossero conseguenti alla loro religione, lo Stato d’Israele si comporterebbe altrimenti”.