RISOLUZIONE EUROPEA SU ABORTO E DIRITTI RIPRODUTTIVI: M.DOLDI (TEOLOGO), “NON GARANZIA DI DIRITTI MA CULTURA DI MORTE”

Aborto “legale, sicuro e accessibile a tutti” al fine di “salvaguardare la salute e i diritti riproduttivi femminili”: questo, in sintesi, il contenuto della risoluzione approvata ieri 3 luglio a Strasburgo dal Parlamento europeo. 280 voti a favore, 240 contrari e 28 astensioni per il provvedimento presentato dalla Commissione per i diritti della donna e sostenuto dalla socialista belga Anne Van Lancker. “Colpisce il fatto che l’aborto sia ancora considerato in Europa come un diritto che spetta alla donna esercitare, in un clima di acquisizione di liberalizzazione nei confronti dell’uomo” secondo la tuttora diffusa “mentalità di stampo femminista che, decenni addietro, rivendicava alla donna la proprietà del feto, misconoscendone ogni dignità e valore autonomo” osserva il teologo moralista Marco Doldi in una nota che comparirà sul prossimo numero del Sir. Secondo il teologo “viene spontaneo interrogarsi in che cosa consista il tanto rivendicato ‘diritto riproduttivo femminile’. Se l’aborto è lo strumento di tale diritto – afferma – si capisce facilmente che il diritto altro non è che il riconoscimento di poter rinunciare alla maternità in modo legale e sicuro”, una sicurezza oggi “offerta da vari tipi di aborto, compreso quello chimico, che interviene in epoca sempre più precoce e con minori disagi per la donna”. Davanti a questa “povertà culturale e morale” che spaccia “contraccezione sicura ed aborto” come strumenti per garantire “la salute e i diritti riproduttivi femminili”, sono urgenti per Doldi “un risveglio delle coscienze ed un rinnovato impegno a favore di una procreazione veramente responsabile e a favore dell’accoglienza nei confronti della vita umana”. “Le moderne conoscenze biologiche in campo dell’embriologia – rimarca al riguardo il teologo – attestano la verità scientifica che dal momento del concepimento siamo davanti ad un nuovo sistema biologico, che può essere facilmente riconosciuto come un essere umano nelle prime fasi del suo sviluppo”; è pertanto “una barbarie continuare a considerarlo come un grumo di sangue o un insieme di cellule disordinate”. (segue)