“Questo voto ci lascia perplessi, delusi e dice la distanza tra le nostre attese e la realtà”. E’ il commento di Marian Gavenda, portavoce della Conferenza episcopale slovacca, all’approvazione, avvenuta ieri in Parlamento europeo, della risoluzione “sui diritti sessuali e riproduttivi” presentata dalla socialista belga Anne Van Lancker in base alla quale le donne europee hanno diritto ad un “aborto legale, sicuro e accessibile a tutti”. Secondo il portavoce slovacco nella risoluzione “si intravede un abuso dei principi di sussidiarietà e di sovranità anche nei confronti dei Paesi candidati all’ingresso nell’Ue”. Pur trattandosi solo di una ‘dichiarazione di principio’, Gavenda, nell’editoriale di SirEuropa in uscita oggi, non tace la preoccupazione dei Paesi dell’Est europeo, e non solo della Slovacchia, che “nell’agenda dell’Ue trovano sempre più spazio idee e interessi che sono palesemente contro la cultura della vita”. “Noi, popoli dell’Est europeo, che abbiamo subìto il comunismo ed ora siamo nel post-comunismo, – scrive il portavoce – senza mai dimenticare la testimonianza di Cirillo e Metodio, abbiamo cercato e cerchiamo segnali di autentica novità a Mosca, New York, Roma e Bruxelles, segnali che ci aiutino a costruire un Paese democratico che non sia invitato o costretto a rinunciare ai suoi valori per stare nell’Unione europea. Ecco perché il voto di Strasburgo ci lascia perplessi, delusi e dice la distanza tra le nostre attese e la realtà”. “Ma ripensando ai nostri santi ed alle sante d’Europa – conclude – ci conforta il fatto che tra i giovani sta rinascendo un’ondata di simpatia per questi uomini e queste donne, la loro testimonianza motiva ancor oggi l’impegno per un’integrazione europea che sia fondata sul rispetto della vita di ogni uomo in ogni stagione della vita, in ogni luogo in cui vive”.