” “Un tentativo di risposta alla difficile domanda “E’ di Dio la violenza?” è stato formulato oggi da Adriano Fabris, docente di filosofia morale e della religione all’Università di Pisa: “A questa domanda non si può dare una risposta secca, immediata, non si può replicare con un sì o un no decisi – ha detto -. Perché è indubbio che nella Bibbia a Dio appartengono la violenza così come l’amore, la collera, così come il perdono, l’introduzione del conflitto, così come la garanzia della pace”. Nella Bibbia, ha fatto notare Fabris, vi sono “circa mille passi in cui si fa riferimento a un Dio che s’accende d’ira, che castiga con morte e rovina, che si vendica, annienta, giudica” e “più di cento luoghi in cui Jahvé ordina espressamente di uccidere degli uomini”. Ma “questo stesso Dio è, nel medesimo testo, colui che condanna la violenza umana e che comanda di non uccidere”. “Sembra quasi che il testo biblico, per quanto riguarda questo aspetto dell’agire di Dio, entri in contraddizione con sé stesso”. Anche nei Vangeli, vi è la presenza di “un Dio giudice che alla fine discriminerà buoni e cattivi, donando agli uni la vita eterna e agli altri la condanna eterna”. “Scandalizzarsi per un Dio così ‘politicamente scorretto’ – ha osservato – significherebbe non tener conto delle circostanze storiche e culturali in cui maturano i testi biblici”. Ma “tale senso di violenza – a suo avviso -, non deve spaventare l’uomo religioso”, perché “la sua insorgenza è il prezzo da pagare per la realizzazione di un vero e proprio incontro con Dio”, perché “con l’assunzione di un linguaggio di violenza” Dio “può comunicare nelle parole degli uomini e introdurre quelle parole che invece interrompono la logica del taglione”, espressa “nel paradossale comandamento dell’amore”. Per questo, conclude Fabris, “la violenza non è del Dio cristiano, del Dio trinitario. Che vive la pace e promuove la pace tra gli uomini, qualunque sia la religione da essi professata”.” “” ”