” “”Quanto sta accadendo in questi giorni a Treviso ha portato alla ribalta, anche nazionale, un problema sociale complesso e difficile, che in Veneto conosciamo da anni e che l’immigrazione extra comunitaria ha aggravato, ma non generato. Produttività e benessere hanno accresciuto l’offerta di lavoro attirando la domanda, anche da fuori, senza che sia stato provveduto adeguatamente a creare condizioni di abitabilità e d’integrazione sociale”: scrive mons. Lino Cusinato, parroco del Trevigiano, in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir commentando l’occupazione del sagrato del duomo da parte di un gruppo di famiglie magrebine per protestare contro lo sfratto subito e l’impossibilità di trovare una nuova abitazione. “La cultura dell’accoglienza afferma mons. Cusinato – non può essere una parola vuota. Chi lavora, e chi viene per lavorare, deve poter avere anche condizioni umane di vita, se non vogliamo tornare all’ottocento” ed aggiunge: “Non credo che, in generale, ci sia un problema di razzismo; c’è un problema di ingiustizia sociale e di non adeguata crescita culturale, che impedisce di gestire i cambiamenti senza paure”. “Treviso non è una città peggiore di altre” asserisce mons. Cusinato, il quale rivendica il merito, per la Chiesa trevigiana, di aver favorito, in questi anni, l’integrazione fra società civile ed immigrati occupandosi non solo del problema della casa ” ma anche della scuola per i loro figli, della loro vita spirituale, attraverso le aggregazioni religiose e culturali rispettose delle diverse tradizioni e mediante occasioni di incontro e di inserimento con le comunità cristiane”. “Le emergenze conclude mons. Cusinato – per quanto negative risultano provvidenziali, perché costringono i vari soggetti sociali ad incontrarsi, poiché solo la collaborazione dà risultati validi, non solo per gli immigrati ma anche per le popolazioni locali”.