” “”La guerra contro il terrorismo” deve tradursi in un impegno “in favore dello stato di diritto e della convivenza pacifica tra i popoli e le nazioni” perché “meno si affrontano le ingiustizie sociali e le disuguaglianze più si corre il rischio di rafforzare un clima di insicurezza, che contribuisce a fomentare quel terrorismo che tutti cerchiamo di eliminare”. Lo ha affermato oggi l’arcivescovo Diamund Martin, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ai microfoni di One-O-Five Live, il canale in diretta della Radio Vaticana, ad un anno di distanza dall’attentato alle Torri Gemelle. Secondo l’arcivescovo “soprattutto i paesi ricchi sono chiamati in questo momento a una rinnovata coerenza. E’ inutile fare delle promesse, prendere dei grandi impegni e poi non rispettarli. Viviamo in un mondo in cui il ‘doppio standard’ è troppo evidente”. L’11 settembre, ha aggiunto mons. Martin “ha portato un grande shock a tutto il mondo” perché è stato espressione di “una nuova forma di terrorismo, deviazione patologica della globalizzazione”. Dopo quella data, ha rilevato, è “molto forte la possibilità di un conflitto di civiltà” e di fronte a ciò “i credenti di tutte le religioni sono chiamati a favorire l’unità della famiglia umana secondo il disegno di Dio” e ad essere uomini di speranza che non cedono “di fronte a quello che altri ritengono inevitabile”. “E’ chiaro che quando si tratta di violenza contro gli innocenti c’è l’obbligo di fermare la mano degli aggressori”, ma per il diplomatico vaticano deve restare sempre aperta la porta del dialogo: “Si è visto che è possibile trattare anche con organismi terroristici. Molti processi di pace sono cominciati in questo modo”. In merito all’ipotesi di un intervento militare in Iraq, “deve essere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad autorizzarlo come ultima ‘ratio'” ha sostenuto, ma “chi è contro l’intervento armato ha la responsabilità di trovare altre modalità di intervenire per bloccare uno Stato che, per esempio, non rispetta il diritto internazionale. Bisogna anche misurare ha precisato le conseguenze di un ‘non intervento'”.