11 SETTEMBRE, UN ANNO DOPO: SETTIMANALI DIOCESANI, “IL MONDO NON È PIÙ COME PRIMA?”

” “Si susseguono in questi giorni nelle diocesi italiane momenti di preghiera in suffragio delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle dello scorso 11 settembre e per invocare il dono della pace. Parallelamente scorre nei giornali diocesani la riflessione su un avvenimento che, a un anno di distanza, non cessa di interrogare le coscienze. “Dopo l’11 settembre il mondo, come è stato detto, non è più come prima?”: è l’interrogativo che affronta Vincenzo Rini nell’editoriale del 6 settembre su ‘Vita cattolica’, settimanale della diocesi di Cremona. “Non siamo in grado di trovare risposte definitive” avverte Rini “e non dimentichiamo che effetti nefasti per il mondo intero vengono sì dalle scelte deliranti del terrorismo islamico, ma possono anche essere frutto di risposte sbagliate che il mondo occidentale dà a quel delirio assassino”. La solidarietà manifestata al popolo americano ha portato, secondo Rini, ad una rinascita di orgoglio nazionale “con qualche rischio di rinascente nazionalismo”. “Da questo humus di rafforzamento della propria vocazione ad essere poliziotto del mondo – prosegue l’editoriale di Vita cattolica – sono maturate scelte politiche che hanno messo in questo anno ripetutamente gli Stati Uniti in contrapposizione con l’Ue”. “Con il massacro di Manhattan finisce l’euforia della vittoria nella guerra fredda e l’America è obbligata a fare i conti, con se stessa prima di tutto”: è l’opinione espressa anche dall’editoriale dell’8 settembre de ‘La Voce del Popolo’ di Torino che condivide l’analisi sulle “tentazioni di isolamento internazionale degli Stati Uniti, sia per quanto riguarda la guerra all’Irak sia (ed è ancora più importante) nei confronti delle istituzioni e della comunità internazionale”. “Se davvero si vuole celebrare in maniera costruttiva l’anniversario dell’11 settembre – conclude Rini – occorre pensare a progetti di pace fondata sul dialogo. Si deve, anziché esorcizzare come diabolico il mondo musulmano, studiare le radici della sua dura contrapposizione nei confronti dell’Occidente. E’ tempo di parlare di pace giusta, più che di guerra giusta”.” “