” “”Sento un grande legame con la città di Loreto perché metà della nostra casa è qui”: Shadi ha 28 anni anni e si occupa di orientamento pedagogico per le scuole patriarcali della Terra Santa; la casa di cui parla è la reliquia della Santa Casa di Nazaret, città dalla quale proviene, venerata nel santuario di Loreto. Insieme agli altri partecipanti all’Agorà dei giovani del Mediterraneo in corso nella cittadina marchigiana, ha seguito la relazione di don Andrea Andreozzi, biblista della diocesi di Fermo, sulla beatitudine della povertà. Don Andreozzi ha suggerito alcuni atteggiamenti per l’attualizzazione tratti dall’Antico Testamento: “la memoria innanzitutto: Israele, anche nel tempo della prosperità, è chiamato a ricordare di essere stato povero e schiavo; la povertà, inoltre, è la condizione ontologica dell’uomo, l’uomo non possiede nulla, tutto gli viene da Dio, egli è amministratore e tutore di una cosa che non è sua”. Diana viene da Zagabria e studia pedagogia religiosa presso l’Università cattolica:che cosa vuol dire per un giovane essere povero? “Oggi in Croazia c’è una povertà che nasce dalla mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro. Ma essere povero è anche non avere consapevolezza di sé, della propria identità, dei propri doni oppure tenerli per sé, senza essere capaci di metterli al servizio degli altri. E’ bello avere questa agorà, questa piazza, per confrontare le esperienze con giovani di altri paesi e trovare in tutti la voglia di darsi da fare nonostante le difficoltà. Da questo incontro mi aspetto un ‘respiro’ più grande per tornare a lavorare nel mio paese, tra i giovani e nella Chiesa, con una forza e una capacità rinnovata”. Anche Shadi ha un augurio per l’incontro dei giovani del Mediterraneo: “Restando nell’immagine della casa di Nazaret, noi ci auguriamo di poter essere ‘pietre vive’ per i nostri paesi e le nostre Chiese”. ” “