” “”‘Vogliamo anche interpellare le coscienze di chi ha pianificato e fatto eseguire un disegno così barbaro e crudele’. E’ un appello accorato quello del Papa in occasione dell’anniversario dell’attacco terroristico dell’11 settembre”. Così il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, commenta, in una dichiarazione rilasciata al Sir, le parole pronunciate dal Papa nell’udienza di oggi. In questo appello di Giovanni Paolo II, prosegue Enzo Bianchi, “vi è tutto il dolore per le vittime e i loro cari, vi è la preghiera di intercessione che invoca la misericordia di Dio, vi è la ferma condanna della ‘disumana ferocia del terrorismo’ che ‘nessuna situazione di ingiustizia … nessuna filosofia o religione possono mai giustificare’, vi è il forte richiamo a scongiurare ‘la violenza armata e la guerra … scelte che seminano e generano solo odio e morte’. Ma la voce del Papa ha il coraggio di spingersi oltre, di cercare di raggiungere la coscienza che rende ogni essere umano degno di tale nome: e allora a questa manifestazione di odio che chiama altro odio, a questa violenza che scatena altra violenza il Papa contrappone ‘la ragione e l’amore’, ‘il dialogo sincero e paziente’ che possono ‘superare e risolvere le contese tra le persone e i popoli’. ‘Solo dalla verità e dalla giustizia sono ancora parole del Papa possono scaturire la libertà e la pace’: la giustizia infatti non è il diritto del più forte, né il trionfo del più brutale, ma il rispetto della vita e della dignità di ogni persona umana, è il faticoso, quotidiano lavoro per ‘costruire insieme una cultura globale della solidarietà che ridia la speranza per il futuro'”. ” “”In una delle invocazioni, pronunciata in arabo, che han fatto seguito alla catechesi del Papa conclude il priore di Bose – i fedeli hanno pregato ‘nel nome di Dio, misericordioso e amante della pace’ affinché ‘i credenti di tutte le religioni … si impegnino a risolvere i conflitti con il dialogo sincero e paziente’. Sono parole che vanno al di là del commosso ricordo delle migliaia di innocenti uccisi e della fraterna vicinanza a quanti ancora sono nella sofferenza: sono parole che vogliono scuotere ciascuno perché cessi di considerare l’altro un nemico e intraprenda vie di dialogo e di solidarietà. Così gli uomini e le donne di questo terzo millennio tanto tragicamente inaugurato potranno ‘insieme, giorno per giorno, crescere nella concordia e formare una grande famiglia, dove tutti siano accolti e riconosciuti come figli di Dio’. Utopia? L’utopia è qualcosa che non ha luogo: questo futuro di pace invece può trovare un luogo a partire dal cuore di ciascuno di noi”.