” “”Molto spesso la convivenza tra persone di razza e cultura diverse viene presentata come problematica, se non dannosa alla stabilità del tessuto sociale. In realtà questo fenomeno è un elemento di profonda continuità storica tra le popolazioni del Mediterraneo”: questo il filo conduttore della relazione presentata dallo storico Luca Riccardi all’Agorà dei Giovani del Mediterraneo, in corso a Loreto. All’interno di “questo fantastico intreccio di popoli, lingue e culture” ha affermato Riccardi “si sono alternati momenti di scontro, spesso armato, in nome della politica, della religione e, ancor più spesso dell’etnia, ma anche situazioni di intensa coabitazione”, di cui quella più duratura è stata la plurisecolare esperienza dell’impero ottomano dove “la coabitazione tra comunità religiose era garantita da un sistema giuridico che riconosceva alla ‘gente del Libro’ uno statuto di protezione nella società fondamentalmente musulmana”. “In un paese ha ricordato Riccardi che aveva fatto della Jihad, la guerra santa, lo strumento della sua affermazione politico-militare, era ammesso un pluralismo religioso che, nell’Europa cristiana di allora, era completamente sconosciuto”. “I flussi migratori nella storia dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo ha affermato ancora Riccardi – sono stati, e sono ancora, una della fondamenta su cui si sono edificate le nazioni e stratificate le culture”; infatti: “Lo straniero, l’immigrato non è soltanto forza lavoro, ma è portatore di una civiltà, di una sensibilità, di comportamenti individuali e collettivi che devono essere compresi e accettati”. “La grande occasione che si presenta ai popoli mediterranei per riprendere il filo della coabitazione, interrotto dai gravi rivolgimenti politici degli ultimi decenni, – ha proseguito lo storico – è proprio l’emigrazione. Gli emigrati, infatti hanno cominciato a dar vita a vere e proprie minoranze, spesso organizzate”. “Questa nuova realtà, però, – ha concluso Riccardi – comporta una responsabilità per la ‘maggioranza’. Si tratta, infatti, di favorire processi di integrazione senza pretendere che queste persone assumano, in tutto e per tutto, le abitudini e le tradizioni della società dominante. Come è sempre stato nella storia del nostro mare, le minoranze non sono un rischio per l’identità, ma un elemento di crescita e di ricchezza”.” “