” “La globalizzazione – ha osservato Chaplin – è diventata una via a senso unico. Idee, beni, servizi, cliché culturali si spostano in maggior misura tra Ovest verso st e da Nord a Sud. Il processo contrario è impedito nonostante tutti i discorsi sul libero mercato, la condivisione e l’apertura”. “Che si deve fare?”. “Secondo me – ha detto il rappresentante della Chiesa russa – esiste un’unica via, ed è quella di permettere non solo alle persone ma anche alle nazioni e alle società di svilupparsi liberamente, senza uniformità”. A chiedere all’Europa di ascoltare “la voce dei paesi piccoli e delle minoranze” è stato anche il primate della Chiesa luterana di Finlandia, Jukka Paarma. “L’allargamento dell’Unione europea – ha detto – non dovrebbe significare solo il progettare come incastrare le persone della nuova Europa. Abbiamo bisogno di maggior rispetto per i nostri valori e per le nostre differenze culturali. La diversità di lingue, culture e religioni è essenziale per la fondazione dell’Europa”. Più ottimista la visione di mons. Manuel Clemente, vescovo cattolico, ausiliare di Lisbona. Il vescovo guarda con particolare interesse alle “costanti migrazioni interne degli europei”. Sono fatti che “avvicinano tra loro cristiani di varie tradizioni” e generano, in molti paesi del continente, iniziative di accoglienza ed accompagnamento degli stranieri che “rappresentano veri laboratori culturali, allargando l’anima europea, nel senso della comunione e della pace”. “L’Europa – ha concluso mons. Clemente – è oggi lo spazio più denso di incontri di popoli e tradizioni culturali. La sua anima, nonostante tutto, si definisce da questo incontro”. Il vescovo anglicano di Londra, Richard Chartres ha lanciato da Palermo un monito: “ci sono molti politici europei che sperano di eliminare del tutto la fede dall’arena pubblica e di limitare le comunità di fede alla sfera strettamente privata”. Le Chiese cristiane hanno invece “dimostrato che è stolto relegare l’energia della fede ai margini della vita e che le differenze teologiche non inibiscono un’azione comune su azioni sociali ed etiche di vasto respiro”. ” “