” “Dopo l’11 settembre, un conflitto inevitabile di civiltà? E’ l’inquietante interrogativo affrontato stamane in una tavola rotonda al Meeting “Uomini e Religioni” della Comunità di Sant’Egidio, in corso in questi giorni a Palermo. A tentare delle risposte, due studiosi, un americano e un libanese. “In nessun momento del passato recente la scena è stata preparata come oggi per quello che potrebbe essere un disastroso scontro tra civiltà ha detto David Smock, dell’Istituto Statunitense per la pace -. E tuttavia in nessun momento del passato recente c’è stato un bisogno più urgente ed un’opportunità più propizia perché gruppi di fede si impegnino in un dialogo significativo per promuovere la riconciliazione e gli sforzi”. Smock ha notato come, “con deplorevole frequenza, la religione sia un elemento nel conflitto internazionale” anche se non la causa principale. L’evento dell’11 settembre, in questo senso, “ha reso dolorosamente chiaro il bisogno di migliorare la comprensione tra cristiani, musulmani ed ebrei: idee sbagliate e incomprensioni sono numerose, e c’è poca comunicazione efficace”. Anche il contatto culturale tra Islam ed Occidente, ad esempio, “è stato rovinato da rapporti di potere storicamente disuguali, che hanno lasciato l’Occidente spesso arrogante e insensibile e il mondo musulmano frequentemente sulla difensiva e insicuro”. Ma le tre religioni, ha ricordato Smock, “nonostante le reali differenze propongono tutte visioni di pace”, per questo “non devono incontrarsi come rivali bensì come partners e pari moralmente, per costruire un futuro comune”. Il dialogo tra le fedi deve svolgersi quindi sia in situazioni di pace, affrontando questioni come “il pregiudizio” reciproco, la “discriminazione verso membri di minoranze religiose”, sia soprattutto “in situazioni di conflitto armato”, pur tenendo presente le difficoltà che nascono “da una storia di ostilità, ferite inflitte, diverse combinazioni di rabbia, odio e colpa”. (segue)” “” ”