” “Pubblichiamo il testo della nota Sir di questa settimana dedicata ai risultati elettorali in Germania – Incerto fino all’ultimo, il risultato delle elezioni tedesche conferma la maggioranza rosso-verde. Questo dato di stabilità, che conclude una lunga stagione di prove elettorali nei principali paesi, avrà positive ripercussioni sul processo di sviluppo dell’Unione? Il calendario varato dalla Convenzione prevede una conclusione entro il 2003, mentre premono i paesi candidati all’ingresso. Questo duplice appuntamento tuttavia non sembra oggi una priorità, stretta com’è l’Unione, e i maggiori paesi che ne fanno parte, da un lato dai problemi economici, dall’altro da una situazione internazionale sempre più complessa. In questo senso la vicenda elettorale tedesca (e il suo esito) può avere offerto alcune suggestioni. I partiti “tradizionali” sono usciti bene dal confronto. E’ stata prima di tutto ribadita la reciproca legittimazione degli schieramenti e non si è lasciato spazio ad alcuna nuova formazione “radicale” o anti-sistema: la stessa Pds è stata ridimensionata a fenomeno locale. Nessuno dei due schieramenti inoltre ha impostato campagne “miracolistiche”: tutti hanno ben presente una situazione economico-sociale difficile, che non permette acrobazie, neppure verbali, come anche in Italia si può ben constatare. Fin qui tuttavia la coalizione di governo avrebbe perduto. La vittoria sembra sia stata resa possibile da due ulteriori elementi: il ruolo della leadership e i temi di politica estera e militare. E’ forse proprio qui che emergono elementi di riflessione importanti. Come trovare le modalità di un rapporto “virtuoso”, nel quadro strategico delineato dalla nuova posizione dell’amministrazione Bush jr? In campagna elettorale Schröder non ha avuto esitazioni, prendendo una posizione pacifista, ai limiti dello scontro (verbale) con gli Usa. La partnership con gli Stati Uniti insomma non è in discussione, ma, se mutano gli indirizzi strategici della superpotenza, emergono le ragioni di dissenso. Certo questo può essere il frutto del “ripiegamento” della Germania, su cui molti osservatori hanno insistito: il grande paese insomma, dopo l’unificazione e sotto il peso del suo sistema burocratico, starebbe perdendo dinamismo e dunque si rinchiuderebbe su se stesso. Ma è anche vero che il neo-unilateralismo americano che sembra profilarsi diventa una sfida anche per gli altri paesi, e soprattutto per la soggettività dell’Unione. Questa sfida va raccolta in positivo. In due secoli non sono mancati i momenti “isolazionisti” nella politica americana. Ma è anche vero che è stata proprio la condivisa matrice culturale, etica ed ideale tra Europa e Stati Uniti, che ha permesso lo sviluppo della civiltà e della democrazia.