” “”Andate fino agli ultimi confini della terra per evangelizzare: questo mandato, affidato da Cristo agli apostoli, continua ad essere il principale compito della Chiesa da perseguire attraverso i mezzi più idonei. Prezioso, al riguardo, il servizio pastorale di Acs, il cui maggiore ostacolo è l’inadeguatezza delle risorse materiali ai bisogni. Il Signore, tuttavia, ci ha promesso che non mancherà mai il pane quotidiano”. Lo ha detto al Sir il prefetto della Congregazione per il clero, card. Dario Castrillon Hoyos, intervenuto stamani alla riunione della direzione internazionale di Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre), in corso a Roma fino al 26 settembre. Presente anche il fondatore dell’Opera sorta nel 1947, padre Werenfried van Straaten che compirà 90 anni il prossimo mese di gennaio. Nel 2001 l’Acs ha raccolto circa 80 milioni di euro, investiti in 6.700 progetti in 134 Paesi. “Abbiamo un’attenzione particolare per i Paesi ex comunisti: formazione dei religiosi, costruzione di seminari, chiese a case parrocchiali, sostegno ai media cattolici, pubblicazioni delle Scritture e di altri testi sacri. Qui, come altrove, sono questi i nostri impegni”. A parlare è la segretaria generale Antonia Willemsen, che spiega: “In Russia abbiamo buone relazioni con molti vescovi ortodossi e con il metropolita Kirill del Patriarcato di Mosca. La Chiesa ortodossa non è un monolito; la compresenza di diverse sensibilità e prospettive consente di instaurare rapporti di conoscenza, dialogo e collaborazione tra cattolici e ortodossi. Il nostro obiettivo è la riconciliazione; per questo sosteniamo anche la formazione di alcuni sacerdoti ortodossi e la costruzione di luoghi di culto, oltre a due ‘progetti ecumenici’: l’avvio di una radio e la costituzione di una biblioteca gestite insieme da cattolici e ortodossi”. Per Herbert Rechberger, direttore della sezione austriaca che conta oggi 45mila benefattori, è urgente sensibilizzare le nuove generazioni, più disponibili a sostenere “iniziative a sfondo sociale che non attività pastorali”. Anche la responsabile della sezione canadese, Marie-Claude Lalonde, concorda sulla difficoltà di coinvolgere i giovani: “La facilità con cui noi possiamo vivere ed esprimere la nostra fede non aiuta certo a rendersi conto delle sofferenze e delle oppressioni subite da tanti cattolici nel mondo”. Attualmente l’Acs del Canada (15mila donatori) partecipa alla ricostruzione di due chiese distrutte a Cuba durante il regime comunista e sostiene economicamente il seminario de L’Avana.” “