” ” Il problema di fondo con il quale oggi la Chiesa si confronta è “incarnare la fede nella cultura attuale per riconoscere i frutti dello Spirito e nel contempo provare ad umanizzarla, a contestarla, insomma, a salvarla”. E per Gabriel Nissim, rappresentante di Signis (organismo che raduna 140 associazioni cattoliche del mondo della comunicazione di 160 Paesi) al Consiglio d’Europa, il miglior modo per la Chiesa di comunicare un messaggio è tramite “testimoni”. In una nota pubblicata sul numero in uscita di SirEuropa, Nissim scrive che nel “comunicare la fede nella società mediatizzata, non si ha più come primo obiettivo di annunciare la fede tramite i media, in una prospettiva strumentalizzante che ha mostrato i suoi limiti. I media non sono atti a trasmettere la fede obiettiva”. In compenso, è possibile “comunicarvi” la propria fede soggettiva, tanto più che ormai cultura e comunicazione coincidono”. Occorrono però “testimoni e linguaggio” appropriato. Se “il miglior modo di comunicare un messaggio spiega l’esperto – è tramite ‘testimoni’ che si impegnano personalmente”, la seconda condizione è, invece, legata al linguaggio. ” Un linguaggio “tradizionale che sia ancora intelligibile ai più giovani e ai ceti popolari” può essere usato con quella “minoranza” di “cristiani convinti, familiari del linguaggio tradizionale della Chiesa”. Con quel gruppo, “il più numeroso in Europa, che, invece, ha perso tutte le consuete relazioni con l’istituzione ecclesiale e spesso anche con la cultura cristiana, rimanendo sensibile alla dimensione religiosa dell’esistenza” si tratta di usare “il linguaggio dell’esperienza umana con le parole più forti e più eloquenti”. Infine “per i giovani, gli universitari e i lavoratori che non hanno alcun interesse per le questioni religiose sarà necessario rettificare l’immagine spesso negativa che hanno della Chiesa: bisognerà saper sorprenderli con un linguaggio inaspettato su ciò che possono interessarli”. Ma “poiché si tratta per noi di parlare al cuore, dobbiamo prima sapere tacere per ascoltare con attenzione, rispetto quel che sale dal cuore dei nostri contemporanei”.