” “”Non abbiamo bisogno dei soldi occidentali”. Lo ha detto il card. Christian Tumi, arcivescovo di Douala, che nel suo intervento ha parlato soprattutto di “democrazia intrappolata” e di corruzione. Ricordando quanto già denunciato dal Papa nell’Esortazione apostolica “Ecclesia in Africa”, il cardinale ha detto che “i problemi economici dell’Africa sono aggravati dalla disonestà di alcuni governanti corrotti” che agendo “in collusione con degli interessi privati, locali o stranieri, deviano le risorse nazionali a loro profitto, trasferendo denaro pubblico sui conti privati in banche straniere”. Ai due arcivescovi, ha fatto eco anche Sunday C. Mbang, africano e presidente del Consiglio mondiale metodista. “Gli europei – ha detto – hanno diviso le ricchezze dell’Africa secondo le loro necessità, un po’ come fanno gli ospiti ad un banchetto con il dolce. Hanno sfruttato l’Africa a loro vantaggio. E quando gli africani hanno conquistato l’indipendenza, hanno lasciato il continente in preda alla corruzione, ai poteri dittatoriali, alle povertà, alla guerra”. Sudan, Algeria, Guinea Bissau, Sierra Leone, Liberia, Repubblica Centraficana, Rwanda, Burundi, Somalia, Congo Brazzaville, Uganda, Mozambico, Angola. A nominare, ad uno ad uno, i nomi dei paesi in preda a guerre e conflitti etnici è stato Cornelio Sommaruga, presidente di Caux – Iniziative e Cambiamento (Svizzera). “E’ responsabilità europea – ha detto – aiutare gli africani a determinare quello che loro stessi devono intraprendere, per essere artefici del loro avvenire, per inserirsi nell’economia mondiale e porre fine alla loro marginalizzazione”. E’ dello stesso parere Serge Latouche, dell’Università di Parigi, che ha denunciato “l’ipocrisia di certa carità” e le “dimensioni ridicole” degli aiuti al Sud del mondo. “Ogni aiuto – ha detto il professore – ogni volontà di aiutare sono ineluttabilmente sospetti”. “Aiutare l’africa – ha aggiunto Latouche – passa più per un’autolimitazione delle nostre società del Nord, per un cambiamento profondo dei nostri modelli e per una rimessa in discussione dello sviluppo”. “L’Africa – ha concluso il professore – non sa che farsene dei nostri aiuti internazionali. Ha bisogno di riconoscimento di fiducia, di dignità. E’ così che possiamo che possiamo rafforzarla nel modo migliore”. ” “” ” ” “