JOHANNESBURG: P.BORGOMEO (RADIO VATICANA), “LA POLITICA DEGLI USA È TROPPO UNILATERALE”

” “”Ombre e luci” del vertice di Johannesburg vengono descritte da padre Pasquale Borgomeo, direttore generale della Radio Vaticana, in una intervista trasmessa oggi su “One-O-Five Live”, il canale in FM dell’emittente pontificia. Padre Borgomeo esprime “particolare sconcerto” per la “proposta di promozione dell’aborto come mezzo di sviluppo: a parte la sua inaccettabilità etica, essa fa pensare alla geniale ricetta attribuita a Bush secondo la quale per salvaguardare le foreste dagli incendi non ci sarebbe migliore misura che quella di tagliare gli alberi”. Per padre Borgomeo una “luce” emersa dal vertice può essere “la crescita della consapevolezza dell’interdipendenza” tra paesi ricchi e paesi poveri, ma se Johannesburg si rivelasse una “occasione perduta” allora finirebbe “per accentuare irrigidimenti e sordità, rivelando e approfondendo fossati”. “Uno di questi, nefasto per quello che continuiamo a chiamare Occidente – osserva -, è il fossato tra Stati Uniti ed Europa. L’assenza del presidente Bush non è un buon segno: esso sembra confermare anche su una problematica, così fondamentale come l’ambiente, quell’unilateralismo dell’Amministrazione statunitense, sempre più fortemente lamentato dagli alleati europei e così incompatibile, in fondo, con una vocazione alla leadership mondiale, quale è oggi quella degli Stati Uniti”. Padre Borgomeo ricorda l’interdipendenza di fattori, presente anche nella lotta al terrorismo: “Non ci si salva da soli, dato che siamo tutti su una stessa barca” e si chiede “come può l’Europa accettare un unilateralismo di decisioni, le cui conseguenze anch’essa è destinata a subire?” Anche a proposito della posizione americana di prendere le distanze dai suoi alleati europei sul protocollo di Kyoto e sulla Corte Penale Internazionale, padre Borgomeo si domanda dove sia “finita l’America delle libertà e dei diritti umani a cui l’Europa ha guardato con speranza e gratitudine nel secolo appena trascorso?”. E conclude: “A un anno dall’11 settembre ci sentiamo amici un po’ delusi degli Stati Uniti, ma amici. E crediamo nelle potenzialità culturali e morali di questo grande Paese, più che nella sua strapotenza tecnologica e militare. Restiamo amici esigenti, come è naturale che avvenga quando si stima qualcuno e quando si hanno a cuore i destini dell’umanità”.