” “E’ una proposta “più ragionevole” quella di estendere la regolarizzazione degli immigrati anche ai contratti a tempo determinato. Alla vigilia della presentazione, in Consiglio dei ministri, del decreto per la regolarizzazione, è questo il parere di padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati e dei profughi della Fondazione Migrantes. “E’ giusto ridimensionare la rigidità di voler regolarizzare solo il lavoro a tempo indeterminato afferma p.Mioli al Sir -. E’ più ragionevole dire che si tratta di un lavoro che si estende come il permesso di soggiorno, ossia un anno rinnovabile a due per la formazione lavoro, anche tenuto conto che tutto il mondo del lavoro va verso la flessibilità, per non dire precarietà”. Altrimenti, fa notare padre Mioli, “quanti datori di lavoro affronteranno questa incognita del tempo indeterminato?” Se passasse questa linea, precisa, “si rischierebbe di compromettere la finalità fondamentale del provvedimento, che è quella di far emergere il lavoro nero. Se si dovesse rimanere con la stessa massa di lavoratori irregolari condannati a lavorare in nero, a che pro questo provvedimento di regolarizzazione?”. Padre Mioli si dice preoccupato anche per “una certa filosofia sottostante al provvedimento, quella di cercare di regolarizzare il minor numero possibile di immigrati, come se fossero davvero ‘un rospo da ingoiare’, espressione usata in questi giorni da un politico che ha un forte sapore di intolleranza. In questo modo non si fa un servizio alla società italiana”. La Migrantes ha inoltre rivolto in questi giorni un invito alle comunità cristiane “a fare un’opera persuasiva fondata su uno sforzo di ragionevolezza, magari attraverso un gruppo familiare più allargato, per sostenere le spese necessarie alla regolarizzazione delle colf”. “E’ un discorso che va al di là delle opportunità civili puntualizza padre Mioli – ma che si può porre in termini pastorali. Senza lasciarci tacciare di buonismo si può fare appello alla coscienza civica e morale dei nostri concittadini o comparrocchiani facendo capire che altrimenti questa gente è destinata a rimanere sulla strada, nell’irregolarità, senza futuro”.