” “A Rossano Calabro un “manuale di archivistica” da offrire alle Chiese locali come “memoria del territorio e della comunità cristiana”; a Trento un corso di formazione “sempre più affollato” per sensibilizzare i fedeli delle parrocchie all’arte sacra; a Napoli veri e propri “percorsi di reinserimento” per ex detenuti attraverso itinerari di conoscenza e contatto con i luoghi e la storia dei beni culturali della propria città (in gran parte ecclesiastici). Sono alcune iniziative messe in atto dalle diocesi in materia di beni culturali ecclesiastici, così come sono state raccontate oggi, a Roma, nel corso del II Forum dell’Associazione italiana dei professori di storia della Chiesa, svoltasi presso il Pontificio Seminario Lombardo sul tema “I beni culturali: un nuovo approccio alla storia della Chiesa”. “Lo storico della Chiesa è una figura essenziale, contraddetta però dalla prassi ecclesiale”, ha fatto notare mons. Giancarlo Santi, direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, denunciando che “oggi anche l’arte religiosa è patrimonio dello storico dell’arte”. Questo perché, ha spiegato il direttore dell’Ufficio Cei, “la cultura teologica ignora la cultura storico-artistica e viceversa” e il risultato “inevitabile” di questa “chiusura” è il conflitto. Nonostante ciò, l’impegno di sensibilizzazione nelle diocesi prosegue, utilizzando sia le nuove tecnologie (come dimostra l’inventariazione dei beni artistico-storici, promossa dal competente Ufficio Cei, che sarà conclusa nel 2005), sia l’enorme patrimonio degli archivi, musei e biblioteche ecclesiastiche italiane. Un grido di allarme sul “dominio assoluto del digitale”, che ha segnato comunque “enormi progressi” in particolare nella gestione del patrimonio bibliotecario ecclesiastico, è stato lanciato da Paul Gabriele Weston, dell’Università di Pavia, secondo il quale “la memoria elettronica è labile” e occorre “stabilire criteri eticamente corretti, scientificamente condivisi e tecnicamente lungimiranti” per consentire “di trasmettere la ricchezza di questo enorme patrimonio alle nuove generazioni”.